Saraghi, Seppie e Gamberi

È in assoluto il dominatore delle mareggiate, in grado di cacciare nella schiuma e nella forte corrente. Stiamo parlando del sarago e questa è la stagione per insidiarlo.

foto in alto: l’autore con una bellissima collana di saraghi, pescati nella spiaggia di Osalla, vicino a Orosei, nella costa est della Sardegna.

Il surfcasting nella stagione primaverile si concentra sulla ricerca e se possibile la cattura dei grossi saraghi. È infatti nei mesi di marzo e aprile che questi formidabili predatori si avvicinano alla costa durante le mareggiate. La loro ricerca richiede esperienza e conoscenza delle spiagge. Non è mai una pesca codificata e sempre uguale. A volte i saraghi arrivano di colpo, dopo che per ore non hai visto neanche una mangiata, attaccano le esche in frenesia per un tempo limitato (una o due ore), per poi sparire. In altri casi, forse più frequenti, rimangono attivi nello stesso spot per tutta la notte, con beccate che si susseguono dal tramonto all’alba, ma con un ritmo meno serrato. È proprio per questa imprevedibilità che bisogna arrivare in spiaggia con le idee chiare. Se possibile è sempre meglio arrivare nel luogo di pesca quando ancora non è tramontato il sole, in modo da poter studiare con calma il mare, individuando il frangente più lontano, eventuali canaloni e punte o secche vicino alla battigia. A volte bisogna camminare molto, trasportando tutta la pesante attrezzatura nelle spalle o con un carrello. Quindi è meglio eliminare a priori il superfluo. Un aiuto ci viene proprio da loro, i saraghi. Infatti, come abbiamo accennato, sono pesci che amano nuotare nella turbolenza. Quindi l’attrezzatura deve essere mirata a una pesca dinamica, dove le esche andranno controllate a intervalli di circa 20, 30 minuti al massimo, pena ritrovarsi i braccioli tutti aggrovigliati o, ancor peggio, non riuscire a portar fuori il piombo che, dopo un tempo prolungato, inevitabilmente rimane insabbiato.

Un’esca di sicuro successo è la seppia. Da una seppia grande quanto una mano o poco meno è possibile ricavare quasi una decina di strisce sottili che sono un richiamo formidabile per il sarago. Si tratta di un’esca coriacea che ben resiste all’azione distruttiva delle onde e che ha un forte richiamo anche olfattivo. Altre due esche “da saraghi” sono i cannolicchi e il gambero. Un altro aspetto da non sottovalutare è il tipo di zavorra. Personalmente utilizzo spesso i piombi a piramide, con grammature intorno ai 190 grammi (il peso dipende dalle condizioni del mare e soprattutto della corrente), ma vanno benissimo anche i piombi a palla, ottimi sia per il lancio che per la tenuta sul fondo. Per il resto, si utilizza soprattutto il pater noster, con braccioli dello 0,40 mai troppo lunghi e in fluorocarbon (non solo per il mimetismo ma anche per la rigidità del filo). Una tecnica bellissima che regala catture spettacolari, soprattutto in questa stagione.