Dai primi pionieri della tecnica sino alle nuovissime leve di oggi ecco quali sono state le fasi principali della crescita e del successo del carpfishing.
foto in alto: un giovanissimo Alessio Marongiu posa con una delle sue prime catture, un ricordo di quasi trent’anni fa.
Sono passati tanti anni da quando conobbi la tecnica del carpfishing e fu grazie a un viaggio in continente; ero in giro per negozi di pesca e mi rivelarono che per catturare le grosse carpe, in quella zona utilizzavano delle strane palline, le boilies. Inizialmente credevo che, come tutte le esche, anche queste palline si innescassero infilandoci l'amo dentro, come col beneamato mais, ma il negoziante vedendo la mia inesperienza mi fece vedere tutto l'occorrente per esercitare questa tecnica al meglio, dagli air rig alle montature specializzate. Ma se volessimo ripercorrere l'evoluzione del carpfishing in Italia penso che potremmo suddividerla in tre fasi.

I pionieri - Agli inizi degli anni '90 non si sapeva quasi niente di questa tecnica e non era facile documentarsi e avere informazioni se non tramite qualche rivista di pesca o su qualche programma in tv. Esistevano i primi video in Vhs, da acquistare in edicola, che illustravano questo metodo di pesca. Era l'epoca dei pionieri quelli che scoprivano e provavano nuove tecniche e nuove esche. Gli unici riferimenti concreti si potevano avere grazie ad alcune riviste di pesca specializzate e ai video di Roberto Ripamonti. I materiali poi erano impossibili da trovare e far arrivare. Ma poi la difficoltà più grande fu anche far accettare queste nuove esche (le boilies) alle carpe. Il passaggio dal mais alle boilies non fu così immediato come si potrebbe credere. Inizialmente, visto anche il costo molto alto, si pasturava giusto con un pugno di palline per non sprecarle, ma le carpe ignoravano questa tipo di esca e si continuava a usare il mais. Fu necessaria una quantità maggiore di boilies per modificare la dieta dei ciprinidi. E da lì che ho iniziato a costruirmi le boilies da solo, inizialmente mescolando la classica polenta col pangrattato per creare un mix, anche perché le ricette per la preparazione delle boilies erano segrete, non venivano svelate. Ma con l’autocostruzione mi procurai più boilies, necessarie per la pasturazione. Piano piano le ricette di queste palline venivano scoperte e da qui molti selfmaker, come il sottoscritto, iniziarono a prodursi autonomamente queste esche così che anche le carpe iniziavano ad abboccare. Inizialmente i pesci che si riuscivano a prendere con le boilies non avevano pesi esagerati, ma almeno riuscivamo a fare selezione. Con i miei amici, ricordo che si condividevano pescate e risultati, avevamo anche un diario delle catture per registrare i pesi e i luoghi di cattura. Ma sopratutto c'era l'emozione del nuovo modo di pescare le carpe, cercando l'esemplare record. Ogni nuovo ambiente poteva na- scondere il pesce dei nostri sogni. Ed è proprio questo l'elemento distintivo del carpfishing.

La divulgazione - Negli anni il carpfishing ha preso sempre più piede. Grazie anche all'avvento di internet si è sviluppato un mercato globale e si possono reperire materiali con ordini online. I negozi di pesca iniziavano a importare materiali per esercitare questa tecnica anche nelle nostre acque. Ma cos'è che ha portato tutto questo successo? Come sempre la determinazione nell'affrontare nuove sfide in nuovi ambienti per cercare l'esemplare da record. La divulgazione è arrivata ai massimi livelli con le riviste specializzate e fu grazie ai contenuti degli autori, con i prodotti e i materiali di nuove ditte sul mercato italiano che erano anch'esse in espansione. Le informazioni ormai giravano e i fatturati aumentavano. Le boilies erano l'esca principe del carpfishing, grazie a esse si potevano catturare pesci mai visti. Finalmente le acque italiane mostrarono il loro potenziale.
Le nuove leve - Il carpfishing dai primi anni 2000 non ha avuto grossi cambiamenti. Nuove leve iniziano a muovere i primi passi in questo mondo e fanno della pesca uno stile di vita. Ormai i social sono gli amplificatori di tutto ciò che accade sulle sponde. Chiunque può dire la sua, fenomeni del momento e c’è gente che crede di essere un grande carpista ma poi scopri che non ha neppure il materassino! Per fortuna si tratta di pochi individui isolati e l'etica è alla base di questa disciplina. Personalmente posso dire che oggi la quantità di informazioni che si possono reperire su ogni ambiente e sulle attrezzature disponibili sul mercato non sono paragonabili a quelli degli anni '90. Oramai in qualsiasi posto si vada possiamo contare sul fatto che già le carpe conoscono le boilies come fonte di cibo. Il carpfishing si evolve ma alcuni principi rimangono saldi. Ci sono ancora pescatori che si sobbarcano centinaia di metri a piedi con l'attrezzatura in spalla, pur di raggiungere posti lontani dalla civiltà. Pescatori che si spaccano le mani per aprire un varco in mezzo alle frasche e fare una piccola postazione per una canna. Pescatori che si svegliano prima che la sveglia suoni per affrontare una nuova sessione di pesca. Pescatori che escono anche solamente per 2 o 3 ore di pesca, senza sentire fatica. Pescatori con la “P” maiuscola, non tanto per le foto delle belle catture, ma per la passione che ci mettono oggi come ieri. Questo è il vero carpangler.
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