Il Piccolo Marlin

La traina d'altura mediterranea a causa dell'assenza di alcune grandi prede, assume connotazioni ultralight e mira prevalentemente ai piccoli tunnidi di cui il nostro mare è ricco. Ma c'è un pesce che incarna tutto il fascino della pesca in alto mare: l'aguglia imperiale!

foto in alto: quando arriva sotto bordo l’aguglia imperiale (Tetrapturus belone) esprime tutta la sua bellezza, la maggior parte dei pescatori esperti lo rilascia senza nessuna esitazione.

Ci sono pesci che negli anni si sono rarefatti, specie quasi estinte nel nostro ma-re, tra questi spiccano la ricciola e la spigola, ma ce ne sono altri che invece a dispetto delle più funeree previsioni, sono aumentati e questo sicuramente è dovuto alle difficoltà di circuizione da parte dei ciancioli. 

L'identikit - L'aguglia imperiale è un pesce pelagico, migratore, che si riproduce in primavera-estate e si sposta sempre sulle stesse rotte. In genere si muove in superficie, su batimetriche profonde, comprese tra 500 e 2000 metri, ma non sono rare le sue apparizioni nel sottocosta, da considerare sempre e comunque eventi occasionali. Conduce vita solitaria o di coppia a parte nel periodo della riproduzio-ne quando spesso si riunisce in piccoli banchi. Professionalmente viene pescata con le passerelle nello Stretto di Messina, con reti derivanti e parangali d'altura, ma l'impatto della pesca professionale su questo pesce è abbastanza contenuto: proprio questo, forse, è il motivo dell'aumento della sua presenza nel Mediterraneo. È un abile predatore, velocissimo e agile. Caccia prevalentemente in superficie: pesce azzurro, calamari e piccoli totani, ma tra le sue prede più ambite c'è il pesce volante.

foto in alto: Domenico Scopelliti, cofondatore di Smile House Fondazione, oltre a essere un importante chirurgo maxillo facciale è appassionatissimo della pesca d'altura e in particolar modo dell'aguglia imperiale.

Come tutti i rostrati colpisce le prede prima  con il rostro, tramortendole, per poi afferrarle con la bocca in un secondo tempo.  Queste caratteristiche di caccia ovviamente, vengono applicate anche quando l’attacco viene perpetrato sulle esche trainate, con il risultato di falsi strike, che durano pochi secondi o allamate sul rostro che difficilmente tengono per tutto il recupero del pesce. Il rostro dell’aguglia imperiale è corto, tozzo, tondeggiante di sezione, e arrotondato sulla punta. L'aguglia sfrutta la superficie abrasiva della sua arma, per stordire le prede.  È un nuotatore eccezionale e si colloca al vertice della piramide alimentare della fascia alturiera del Mediterraneo.

La ricerca - Come accennato, ci troviamo di fronte a un pesce d'altura che seppur non disdegni rapide e fugaci incursioni nel sottocosta, va cercato su batimetriche pro- fonde. La fascia d'acqua più comune è quella classica dell'altura, con particolare attenzione ai salti batimetrici e alle secche che risalgono dagli abissi. Da tenere in forte considerazione le aree in cui operano le spadare e le alalungare, zone di forte presenza di cefalopodi e pesce azzurro. Come tutti i pelagici d'altura è fortemente attratta dai relitti galleggianti e da tutto ciò che rompe la monotonia del mare aperto.  

L'autore con un esemplare di buone dimensioni catturato nella fascia d'acqua della costa orientale sarda, sulla batimetrica dei 1000 metri.

L'assetto di superficie - La traina ai rostrati si può tranquillamente praticare con solo 5-7 canne e relative esche filate in mare. Con questa configurazione si copre la fascia d’acqua retrostante la poppa senza avere troppe lenze in gioco. Lo scopo principale è quello di pescare con due o tre esche lontane e fuori scia, due dove termina la scia schiumosa dei motori e una o due in piena scia. In questa tecnica i divergenti sono d’obbligo. Su questi accessori si posizionano le esche più lontane che possono essere filate tra i 100 e i 140 metri da poppa. Le due esche lontane, preferibilmente arricchite con aereoplanini di buone dimensioni,  possono essere messe in parallelo oppure sfalsate, con una distanza di m 20-30 l’una dall’altra. Le esche sui divergenti si calano lasciando un ampio bando di lenza tra canna e pinza, in modo da confondere il pesce che vede l’esca fermarsi per qualche secondo quando con il col-po di rostro la stacca dalla pinza.  Altre due esche si filano a 70-80 metri in mo-do da farle pescare al confine tra la schiuma dei motori e l'acqua blu. Le ultime due si calano a 30-40 metri da poppa nella scia dei motori. 

L'attacco - L'aguglia imperiale in genere dà uno o due colpi sull’esca, magari facendo slittare leggermente la frizione, per poi sparire. Difficilmente si allama da sola  e questo è spesso motivo di forte frustrazione nello spirito degli equipaggi, che possono solo supporre quale pesce ab-bia perpetrato l’attacco, senza però neanche averlo visto. Prendendo sempre ispirazione dalla traina ai rostrati in oceano e in particolar modo a quella al pesce vela, si possono tentare alcune azioni per avere ragione di questi pesci. In pratica si deve simulare il ferimento dell’esca dopo il primo attacco col rostro. Per ottenere questo effetto, appena si stacca la pinza del divergente o si sente la frizione slittare, bisogna prendere saldamente la canna in mano e aprire il freno tenendo ferma la bobina con il pollice. Appena si sente il pesce ritornare sull’esca, si concede filo simulando un rallentamento della preda, come se fosse ferita. A questo punto si potrebbe avvertire un’accelerazione della lenza in uscita, segno evidente che il pesce ha agguantato l’esca. In questo caso si porta la leva del freno sullo strike e si ferra con decisione. Un altro escamotage da mettere in campo quando avviene un attacco senza allamata, è quello di effettuare il classico  stop and go con la barca, mettendo immediatamente a folle i motori e ridare gas dopo qualche secondo.

 Artificiali mirati - Il primo aspetto da curare per impostare la traina all'aguglia sono gli artificiali da calare in mare. In considerazione del fatto che questi pesci colpiscono la preda con il rostro prima di afferrarla con la bocca, sono da preferire le esche con testa morbida (soft head) o comunque in plastica, in modo da non insospettire il predatore con parti metalliche quando colpisce. Le esche con testa metallica sono da prendere in considerazione con mare molto calmo, situazione in cui spesso l'aguglia ingoia direttamente la preda da dietro e quindi non colpendola con il rostro non sente la parte metallica. Questo perché al contrario delle esche con testa in plastica, navigano al di sotto della superficie, creando un effetto diverso da quelle che non affondano. Le esche per le aguglie imperiali devono essere sinuose, con  gonnellini in silicone o misti a piume. Le esche più grandi possono essere armate con doppio amo, le più piccole con amo singolo. Bisogna inoltre considerare che per  l’aguglia sono da preferire ami a gambo molto lungo con sezione sottile. Le colorazioni che sembrano essere più gradite sono: nero-viola, bianco-arancio, nero-verde, blu-bianco, bianco-giallo e rosa, ma come ben sappiamo, nell’altura spesso catturano i colori più assurdi e fantasiosi. Molto spesso risultano particolarmente catturanti i piccoli kona con testa in plastica con l’aggiunta di un esca in silicone tipo aguglia o ballyhoo. Queste esche molto utilizzate in oceano, simulano gli inneschi eseguiti con esche naturali.

I teaser - Nella traina oceanica ai grandi rostrati vengono utilizzati prevalentemente teaser composti da squid o kona in linea, oppure grandi kona singoli. Nelle nostre acque il discorso cambia radicalmente e tali teaser non avrebbero senso di essere usati. Per le nostre prede il teaser che sembra dare i migliori risultati è l’aeroplanino o topolino. Questo accessorio è costituito da una barra centrale e due alette nella parte anteriore. La barra scivola sull’acqua, mentre le due alette ondeggiano velocemente di lato muovendo l’acqua con veloci ed alti schizzi. Quest’azione simula dei piccoli pesci che corrono a pelo d’acqua. L’aeroplanino si usa generalmente  un paio di metri a monte dell’esca, oppure a monte di alcuni octopus senza esca finale, o ancora in serie l’uno dopo l’altro, nella scia. Si abbina ad esche di superficie come jet. La filosa è un'altro teaser molto valido per le aguglie imperiali e non è altro che una serie di squid o octous montate equidistanti su un filo. In genere si usano nella traina costiera per lampughe, lanzardi e tombarelli. Si possono usare sia staccate dalle esche, che inserendo due o tre esche, scorrevoli senza amo sul terminale a monte di quella armata con l’amo. La filosa è di facile e rapida autocostruzione. Basta inserire le esche scorrevoli sul trave e poi fermarle con un nodino ed una perlina a battuta.