La Vasca del Vivo

La traina col vivo implica la ricerca dell’esca e il suo mantenimento in vivo, sia essa pesce o cefalopode. Però attenzione, la vitalità dell’esca dipende dalla nostra organizzazione e non è detto che vada bene per tutte, a meno che...

foto sopra: Per effettuare catture come i grossi serranidi (cernia bruna) che vedete nelle foto è necessario disporre di esche vive come grossi cefalopodi (calamari e seppie) che necessitano di un sistema di ricircolo accurato, anche per pulire e ossigenare l'acqua costantemente durante la sessione di pesca.

Nella traina col vivo, un elemento importante, all’interno dell’imbarcazione, è la vasca del vivo. Innescare e calare in acqua un calamaro, una seppia o un pesce esca come un sauro o uno sgombro, che guadagna il fondo con la massima velocità, spesso fa la differenza e risolve le giornate più difficili, quando i predatori sono apatici e non vogliono saperne di attaccare le esche. Da qui, la necessità di una livebait tank: una vasca con un sistema di ossigenazione e ricircolo dell’acqua di adeguate caratteristiche in base alla tipologia, grandezza e quantità di esche utilizzate. Infatti, al crescere della dimensione e del numero delle esche, dovrà aumentare il volume della vasca e la potenza di pompaggio. Molto spesso i fisherman americani sono forniti di almeno un paio di vasche del vivo posizionate quasi sempre centralmente o ai lati dello specchio di poppa, in posizione tale da accedere facilmente alle esche e calarle in mare senza sporcare il pozzetto. Qualora l’imbarcazione sia sprovvista della vasca del vivo sicuramente la soluzione migliore è il fai da te.

La vasca del vivo - Ci sono numerose soluzioni, anche fantasiose, per realizzare la vasca per il vivo. Ad esempio, i grandi bidoni cilindrici blu con manici neri, utilizzati in pescheria, svolgono egregiamente il lavoro, ma il suggerimento è quello di acquistare un contenitore generoso, almeno cm 60-70 di lunghezza e 40-55 di larghezza, corrispondente a un volume di almeno 80 litri, sufficiente per consentire il libero nuoto dell’esca e impedire eventuali danni superficiali ai pinnuti. La forma ideale è quella ellittica, con bordi curvi e interni lisci. Io da un paio di decenni uso le mitiche vasche DSA. L’assenza di spigoli vivi all’interno della vasca è fondamentale, ad esempio per le aguglie, particolarmente delicate. Infatti, queste, per ossigenarsi hanno bisogno di nuotare costantemente senza che il piccolo rostro si infili negli angoli, con inevitabili traumi anche alla spina dorsale, che si ripercuotono sulla loro vitalità. Spesso si utilizzano gli Igloo, tradizionali contenitori del pescato, che pur privi di angoli raccordati hanno l’enorme vantaggio di essere termo-isolanti, mantenendo costante e bassa la temperatura dell’acqua anche nei torridi mesi estivi. L’alternativa più in voga è quella di utilizzare lo spazio sotto la seduta di guida, con l’aggiunta di un’eventuale finestra trasparente frontale, molto utile per tenere d’occhio le “cartucce”. Per tenere vive le esche anche di notte, così da utilizzarle il giorno successivo, è bene illuminare la vasca, per evitare fenomeni di cannibalismo, molto frequenti nell’oscurità. Se il target fosse la ricciola, da insidiare con alletterati, palamite, tombarelli, è necessario il Tuna Tube, un cilindro verticale, nel quale s’inserisce l’esca con la testa in giù, assistito da un forte e continuo flusso d’acqua che lo percorre dal basso e che assicura la sufficiente ossigenazione dei pesci esca. Un altro aspetto da tener conto nella scelta della vasca è anche in quale stagione per lo più verrà utilizzata. Tra inverno e estate, infatti, a seconda del mese dell’anno, avremo a disposizione esche differenti e quindi di conseguenza necessità di ossigenazioni differenti.

La classica vasca del vivo a forma para ellittica, della storica DSA, è adatta un po’ per tutte le esche, sia cefalopodi, che pesci come l’aguglia. Infatti, gli angoli raccordati evitano possibili lesioni al delicato rostro.

Troppo pieno e mandata - Per un buon flusso di acqua (in termini di pressione e portata), tale da consentire ai pesci di nuotare in una vera e propria corrente, occorre attenzione al corretto posizionamento del punto di mandata e di scarico dell’acqua, i quali contribuiscono a mantenere la temperatura dell’acqua fresca e stabile, eliminando, inoltre, le sostanze tossiche derivanti dalle deiezioni fecali dei coinquilini. Il troppo pieno, è bene realizzarlo con un sifone e con un tubo di diametro quasi il doppio di quello di carico in modo da avere una portata di scarico maggiore a quella di carico. Il sifone inoltre ha il vantaggio di non risucchiare i piccoli pesci all’interno dello scarico o ostruire quest’ultimo qualora un cefalopode dovesse tappare il foro di uscita. Per le vasche “mobili”, si suggerisce di utilizzare un raccordo fast da giardinaggio in modo da sganciare il tubo di mandata e il punto di scarico così da rimuovere e pulire la vasca quando si torna in porto dopo la battuta di pesca. Ultimo aspetto che può essere utile per alcune esche che hanno bisogno di parecchio ossigeno è quello di predisporre un tubo di mandata forato per far in modo che l’acqua esca dai fori e aumenti il livello di ossigenazione del liquido.

 Ricircolo - Il circuito, stabile, di alimentazione e ricircolo dell’acqua, viene realizzato a partire da una presa a mare passante che pesca sotto la carena o nello specchio di poppa sotto la linea di galleggiamento, e che, per ragioni di sicurezza, è accoppiata a una valvola a saracinesca. La pompa, tipo autoclave autoadescante, può essere comandata da un interruttore sulla plancia. Per non forare la carena esistono due soluzioni, entrambe sullo specchio di poppa: una fissa e una mobile su slitta (ad esempio quella con il supporto a staffa che offre Osculati per trasduttori). Quest’ultima soluzione è molto indicata nei casi di accoppiamento con una pompa a immersione sotto la linea di galleggiamento visto che, una volta ritornati in porto dalla battuta di pesca, c’è la possibilità di alzare la pompa e tenerla fuori dall’acqua, in modo da preservarla e evitare la creazione di ossidi e residui che potrebbero compromettere il funzionamento e la sua vita utile. Nel caso delle pompe a immersione, visti i costi bassi di sostituzione delle stesse, la presa in mare può essere in alcuni casi posizionata al contrario con il vantaggio di avere una portata d’acqua in vasca durante la navigazione anche con la pompa a riposo.

A seconda del periodo dell'anno e del target che vogliamo insidiare, andremo a catturare esche che rispondono al meglio alle nostre esigenze prediligendo i cefalopodi per i mesi invernali per prede come cernie e dentici.

Pompa e consumi - La scelta della pompa deve essere effettuata principalmente in base alla portata (l/m) e all’assorbimento di energia (Ah). Infatti nella maggior parte delle applicazioni progettuali, viste le irrisorie quote operative d’esercizio, diventa trascurabile l’altra caratteristica tecnica propria delle pompe, la prevalenza. In merito al consumo energetico la scelta dipende molto dalle dotazioni di bordo presenti sull’imbarcazione e le riserve di stoccaggio energetiche, vedi i banchi di batterie disponi-bili e gli eventuali pannelli solari. Nel caso di motori ausiliari con l’accoppiamento dell’alternatore alle batterie di servizio si ha il vantaggio ricaricare le batterie durante la sessione di traina, riducendo l’assorbimento della pompa con un beneficio sul bilancio energetico. Su imbarcazioni con limitato stoccaggio energetico, è meglio montare una pompa che non assorba più di 7 Ah, valutando sicuramente l’installazione di un temporizzatore a cicli di on-off con durata degli stessi variabile a scelta, come ad esempio nel caso della FlowRite. Nel caso d’impianto fisso con presa a mare passante la scelta andrà su una pompa autoclave autoadescante capace di aspirare l’acqua anche sopra la linea di galleggiamento. Inoltre in questo caso è consigliabile la predisposizione di un pressostato per regolare la portata in vasca e avere la possibilità di spillare una parte della portata d’acqua da destinare per il lavaggio del pozzetto e della coperta. Soluzioni più economiche invece prevedono l’installazione di una semplice pompa di sentina, a immersione, applicata sullo specchio di poppa. Alcune case costruttrici, come ad esempio la Rule, realizzano dei sistemi con staffe a cuneo smontabili per rimuovere la pompa quando non è utilizzata. Inoltre ci sono anche soluzioni molto smart che consentono, nei casi di guasto della pompa durante la battuta di pesca, di sostituire in pochissimi minuti esclusivamente il bloc-co motore e tornare subito in pesca senza far morire le preziosissime esche.

Il dentice, nelle diverse specie, è probabilmente la preda più ricercata nelle acque costiere dello Stivale.

 Cernie e dentici - Nei mesi pre estivi è possibile insidiare, lungo tutto lo stivale, la cernia bianca (Epinephelus aeneus) e la bruna (Epinephelus marginatus), il dentice (Dentex dentex), e il corazziere (Dentex gibbosus). Come è noto, il cefalopode, che sia seppia, calamaro o polpo, risulta sempre la migliore esca. Anche in questo caso, per mantenere arzilli i molluschi è necessaria la vasca del vivo. Non troppo voluminosa, intorno ai 60 litri, ma con un ricambio di acqua sostenuto, in particolar modo per i calamari che, a differenza delle seppie, hanno bisogno d’acqua con una temperatura costante e molto ossigenata. Si può utilizzare la stessa vasca, o appena più grande (l 70), per la mennola, la castagnola, il pesce lucertola, lo sciarrano, la donzella e il sugarello, esche tipicamente estive. Un’esca molto valida che funziona spesso col dentice è lo sgombro o il lanzardo. In questo caso, visto che gli sgombridi hanno un nuoto molto veloce, per tenerli vivi abbiamo la necessità di una grande vasca (l 80). Se l’esca non supera i 15 centimetri, rimane vitale anche per qualche ora. Per i più grossi ci vuole il tuna tube.