La Stagione di Mezzo

Loro ci sono, le vediamo cacciare piccoli pesciolini appena sotto la superficie. Ci sono, sempre in agguato e comunque poco inclini ad attaccare le nostre esche. Le spigole, in questa stagione di mezzo, ci fanno dannare.

foto in alto: una gomma rosa shocking, montata su una piccola testina piombata, ha incuriosito questa bellissima spigola pescata da Michele Anedda.

A pietre rovesciate! È un modo di dire sardo (ciccai a perda furriada) e significa cercare un qualcosa in modo insistente, spasmodico. Ecco, in questi mesi che precedono l’estate lo spinning alle spigole si trasforma in una ricerca molto complicata e spesso estenuante e infruttuosa. “Ma sei sicuro di averle provate tutte?”. E la risposta è “a perda furriada!”. Le forti piogge, il vento e le mareggiate frequenti sono ormai alle spalle e con esse anche i mesi più adatti e più belli per la ricerca delle spigole nel loro habitat naturale, le foci dei fiumi. Possiamo dire di aver “salutato” il freddo anche se ancora la temperatura del mare non supera i 18, 20 gradi. In pochi giorni tutto è cambiato e si è passati da sessioni di pesca con catture a ripetizione, a “cappotti” ripetuti e sconfortanti. In altri contesti più circoscritti, come ad esempio la pesca dei black bass in acque interne, dove tutto avviene in aree ben delimitate, è più semplice parlare di frega e post frega e con esse quindi definire quando inizia o finisce una fase di pesca più o meno produttiva. In mare il discorso si fa più articolato, meno definito, ma di sicuro, dalle esperienze e testimonianze degli appassionati, si può affermare che le spigole “ovate” sono ormai davvero poche. Ci approcciamo quindi a una stagione di mezzo che anticipa la calda estate che ci regalerà nuovamente spigole in frenesia, da cacciare top water nelle lagune dove questa pesca è consentita. Ma adesso dobbiamo adattarci alla ricerca di pochi, pochissimi strike. Tutto, mai come in questi casi, deve essere curato alla perfezione, a partire dall’attrezzatura mirata, dall’approccio alla pescata, sino alla tattica da usare.

Tommaso Melis, ben bardato perché anche in primavera all’alba il freddo è ancora pungente.

Anticipare le sorprese - Proprio come fa il bomber di razza che sfrutta l’unica occasione da gol che gli capita tra i piedi in 90 minuti, così dobbiamo agire noi adesso, massimizzando i successi con poche, pochissime tocche. Non è il momento di sperimentare o almeno di farlo in modo frequente. Affidiamoci all’esperienza e a quelle poche certezze che abbiamo costruito nella stagione da “vacche grasse”.

Setup - E siccome dobbiamo esser pronti ad affrontare un avversario svogliato e molto sospettoso, poniamo la massima cura nella presentazione dell’esca. Iniziamo dal filo. In bobina va bene lo stesso trecciato utilizzato fin qui, un PE 0.8 indicativamente, abbastanza sottile da aiutarci nel lancio di piccole esche, abbastanza resistente da sollevare di peso oltre 6 chili (direi che ci possiamo accontentare). Per quanto riguarda lo spezzone di fluorocarbon da usare come finale le cose cambiano. Ok, potrà anche capitare di pescare nel torbido, ma a maggio il flusso d’acqua che dall’alto scende sino alla costa si è di molto ridotto; con esso anche il trasporto di fango, limo e detriti e la stessa corrente è meno impetuosa e regolare. In generale si nota una maggior trasparenza dell’acqua e questo ci obbliga a considerare l’utilizzo di fili sottili. Se per tutto l’inverno un buon fluorocarbon dello 0,25 ci sembrava una soluzione ottima perché abbastanza sottile e al tempo stesso con un carico di rottura appena minore di quello del trecciato in bobina, adesso dobbiamo metterci in testa che se vogliamo avere qualche chance dobbiamo scendere anche a mm 0,20. Due sono i problemi che comportano questa strategia. Il primo riguarda la giunzione con il trecciato. Usando un fluorocarbon sottile bisogna prestare molta, moltissima cautela, poiché questo filo mal sopporta lo sfregamento sul multifibra. Il momento più critico è quello del serraggio finale del nodo, da effettuare con molto lubrificante e con un movimento continuo e lentissimo. Il secondo aspetto negativo è legato all’azione di pesca. Infatti un filo più sottile ci costringe a recuperi molto più cauti e dobbiamo mettere in conto che qualche volta la spigola riuscirà a liberarsi, semplicemente rompendo la lenza oppure sfruttando la nostra eccessiva cautela per sbarazzarsi dell’esca. Rischi che però hanno come obiettivo la possibilità di vedere qualche attacco anche in questa stagione di mezzo.

L’autore con un bel branzino ingannato con un wtd color bianco e alluminio. Proprio i riflessi dell’esca hanno indotto il predatore all’attacco in superficie, di sicuro il più spettacolare in questa tecnica.

Dove e quando - Con un flusso ridotto di acqua che arriva dalle montagne anche le foci si riducono e in molti casi, spesso si chiudono. Anche avendo una grande familiarità con uno spot, in questo periodo è evidente che cambiano i punti di interesse, quelli cioè dove la pesca è più produttiva. In generale, nello spinning alle spigole bisogna comunque cercare la corrente. Lo studio della marea ci permette di sapere in anticipo l’orario approssimativo nel quale sarà maggiore la corrente in un certo punto. Se poi l’orario di marea favorevole si combina con un cambio di luce, alba o tramonto, ecco che aumentano le probabilità di avere dei predatori in caccia. Le ore a cavallo dell’alba, in assoluto, sono sempre le più proficue, ma arrivare nello spot al buio richiede una conoscenza del posto molto approfondita. Come anticipavamo, in questo periodo dell’anno non si può quindi improvvisare: è meglio avere le idee ben chiare anche nella scelta degli artificiali.

Federico Melis osserva l’unica cattura di una difficile sessione in foce. Un vento fortissimo da scirocco non solo limitava la profondità dei lanci ma trasportava a riva grandi quantità di posidonia strappata al fondale. Un unico attacco, un unico strike e una buona dose di fortuna.

Artificiali di stagione - Un piccolo minnow con colorazione naturale, una gomma, con o senza testina piombata e un wtd anch’esso piccolo. Con questi 3 artificiali si può impostare una sessione di pesca proficua. Il minnow, oltre che sondare le fasce d’acqua vicino al fondale (comunque sempre abbastanza bassa in questo tipo di spot), ci permette di sentire la presenza più o meno forte della corrente. L’aiuto, in questo caso, ci arriva dalla paletta del minnow che oppone una maggior resistenza, quando recuperato contro corrente. Volendo dare qualche numero, va bene un modello intorno ai 7 - 9 grammi lungo 10 centimetri circa. La gomma è utile per esplorare il fondo, con eventuali buche, indagando la presenza del predatore proprio in questi punti. Anche in questo caso sono da preferire grammature e dimensioni ridotte. Meglio se la presentiamo nel modo più naturale possibile e quindi senza una testina piombata, con recuperi lentissimi alternati a stop prolungati per alcuni secondi. Se però vogliamo esplorare punti lontani dalla nostra posizione possiamo aggiungere una piccola testina piombata, utile anche nei punti con acqua più profonda. In ogni caso la gomma va lasciata lavorare, è un’esca che per attirare il predatore ha bisogno di essere lasciata ferma nello stesso posto per un tempo maggiore rispetto alle altre esche, anche decine di secondi. Non ci resta che esplorare la superficie, tentando di invogliare l’attacco della spigola con il movimento sinuoso di un wtd. L’attacco in superficie è di sicuro il più spettacolare, anche se per vedere bollate in successione dovremo aspettare i mesi più caldi. Per il momento accontentiamoci di poche, debolissime, mangiate. A perda furriada, ma solo i bomber di razza trasformano in successo l’unica occasione favorevole.