“Una giornata conviviale tra pescatori.” È l’evento di luglio nell’Italia di mezzo con una grande protagonista: la trota mediterranea. Una pescata e un confronto sul futuro della pesca sportiva nel Lazio sulla base di un modello gestionale di successo.
foto in alto: lezione di entomologia applicata durante l'evento. Non solo costruzione, ma conoscenza delle esche usate nel fly-fishing.
Siamo nel cuore dell’appennino laziale, più precisamente nel parco regionale dei Monti Simbruini. In un panorama regionale in cui la latitanza di una gestione programmata e lungimirante sta progressivamente conducendo alla perdita del patrimonio ittico di salmonidi nelle principali acque da trota di questa regione, emerge una realtà in controtendenza, capace di tracciare una rotta virtuosa. Parliamo dell’opera portata avanti dall’Associazione Enal Caccia Pesca e Tiro di Vallepietra, autentico baluardo di tutela e promozione alieutica sul fiume Simbrivio, uno dei più importanti e affascinanti affluenti dell’alto bacino dell’Aniene.

Il motivo - Questo articolo non tratta di tecniche di pesca alla trota e non racconta nemmeno di viaggi fatti alla ricerca di questo identitario salmonide di molte acque italiane. Io e Marco vogliamo raccontarvi invece di una giornata speciale passata a raccogliere testimonianze volte al recupero di un’area salmonicola nell’Italia centrale, dove molti progetti mirano al ripopolamento con la “vera” trota mediterranea.
La giornata - La riprova tangibile di questa straordinaria sinergia territoriale nel Lazio si è avuta domenica 19 luglio in occasione dell’evento "Una giornata conviviale fra pescatori". La manifestazione si è svolta in una cornice naturale da favola dove la natura rigogliosa dell’Appennino accoglie le acque limpide del fiume Simbrivio. L'evento non è stato soltanto un’occasione per vivere momenti di serena condivisione ma si è trasformato in un vero e proprio forum a cielo aperto sul futuro della pesca ricreativa nel Lazio. Durante la giornata, dialogando con il presidente dell'associazione di Vallepietra, Matteo Fontana, e con i numerosi rappresentanti delle associazioni di pescatori dell’alto Aniene presenti, è emersa con forza la visione comune di chi il fiume lo ama e lo vive quotidianamente. L’incontro ha permesso di scambiare preziose informazioni, condividere esperienze sul campo e, naturalmente, calare le lenze in acqua. Sul Simbrivio, infatti, la pesca sportiva assume un sapore unico: qui gli appassionati possono divertirsi insidiando le trote sia con la tecnica della pesca a mosca sia con lo spinning ultralight. Il tutto avviene nel rigoroso rispetto dell'etica no-kill: obbligo di amo singolo senza ardiglione, utilizzo di guadino con rete gommata per non danneggiare il delicato muco cutaneo delle trote e manovre di rilascio effettuate con estrema cura direttamente nell'acqua. Fondamentali accortezze volte a garantire la massima sopravvivenza dei nostri preziosi amici pinnuti.

Tutela, vigilanza ed educazione - Per comprendere le radici di questo modello vincente occorre fare un passo indietro al 2008, anno in cui è nato il progetto gestionale dell’Enal Caccia Pesca e Tiro di Vallepietra. L’iniziativa è scaturita dalla necessità di rispondere a una duplice e urgente esigenza: la strutturazione di una vigilanza costante ed efficace, garantita dal lavoro capillare di un nucleo di agenti volontari operativi sul territorio, e l’esecuzione di un’attenta opera di gestione e manutenzione dell’alveo e delle sponde del tratto torrentizio, un’area caratterizzata da un altissimo valore naturalistico e paesaggistico. Il cuore pulsante del progetto risiede nella sua valenza culturale: educare e responsabilizzare il pescatore moderno. Chi sceglie di pescare nelle acque della Zpc (Zona a pesca controllata) “Simbrivio” trova un ambiente incontaminato, frutto di regole severe ma giuste. Riducendo la pressione antropica sul pescato attraverso contingentamenti intelligenti, l'associazione è riuscita a garantire una straordinaria qualità delle prede, offrendo ai pescatori catture dal valore “selvatico” impagabile.

Formazione - L'impegno dell'associazione non si limita alla semplice sorveglianza delle sponde, ma punta con decisione alla qualificazione tecnica e scientifica. Negli ultimi mesi, i membri del direttivo si sono spesi in prima persona partecipando ai corsi di formazione promossi da Arsial e Ispra. Un percorso formativo di prim'ordine, volto a preparare i volontari nelle attività di monitoraggio e tutela della qualità chimico-fisica e biologica delle acque, indispensabili per la preservazione dei salmonidi. Questa visione s’inserisce nel solco tracciato dalla comunità scientifica. Già nel 2015, infatti, il fiume è stato protagonista del progetto europeo Life Plus Trota (attivo dal 2013 al 2018), condotto in stretta collaborazione con le Università di Perugia e Macerata, con l'obiettivo primario di salvaguardare la trota mediterranea. Attraverso il coinvolgimento attivo dei pescatori e delle comunità locali il progetto ha gettato le basi per una consapevolezza ecologica profonda e duratura.

Verso la Zsc Aniene - Il naturale coronamento di questo percorso virtuoso è stato celebrato lo scorso maggio durante il convegno dal titolo emblematico "Aniene, un futuro per il fiume, un fiume per il futuro". L'incontro ha ufficializzato un felice sodalizio tra l’associazione di Vallepietra e le altre realtà alieutiche dell’alto corso del fiume. Un ruolo chiave è giocato dall’Associazione pesca sportiva di Jenne, guidata dal presidente Michelangelo Di Felice, la cui immensa passione e vicinanza al fiume hanno permesso di gettare le basi per la creazione di un'unica grande macroarea di protezione: la Zsc (Zona speciale di conservazione) Aniene, riconosciuta ai sensi della Direttiva Habitat europea (92/43/CEE). Questo pilastro della normativa comunitaria impone la tutela della biodiversità e il ripristino in uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat naturali e delle specie di interesse prioritario.
L’incubatoio di Jenne - Grazie a questa ritrovata unità d'intenti e alla pressione positiva esercitata dalle associazioni unite, si sta finalmente muovendo qualcosa anche a livello istituzionale per la riattivazione dell’impianto dell’incubatoio ittico di Jenne, fino a qualche anno fa autentico fiore all’occhiello della regione Lazio. La riapertura del centro rappresenterebbe il volano definitivo per la produzione e l'immissione di avannotti di trota mediterranea geneticamente puri. Il modello del Simbrivio dimostra come la passione sportiva, unita alla competenza scientifica e alla collaborazione territoriale, possa ribaltare un destino che sembrava già scritto, trasformando il fiume in un laboratorio di speranza e biodiversità per le generazioni future.

Chi è la trota mediterranea e perché è così importante?
di Marco Casu - La domanda, all’apparenza semplice, prevede una risposta articolata, legata a una profonda revisione sistematica delle trote italiane, basata principalmente sulle analisi genetiche. Al momento la trota mediterranea è identificata con il nome latino Salmo ghigii. A dispetto del suo secondo nome comune, trota peninsulare, questa specie avrebbe avuto come areale originario di distribuzione l’Italia appenninica, il complesso sardo-corso (con proprie varianti genetiche che però non ne consentono la separazione specifica) e, in maniera localizzata, parti delle Alpi piemontesi occidentali. Mancherebbe invece in Sicilia, dove è invece presente Salmi cettii. Il condizionale è d’obbligo, poiché le numerose immissioni del passato con ceppi atlantici e danubiani, e quelle più recenti, fatte con ceppi “mediterranei” non controllati, hanno portato a ripetuti fenomeni di ibridazione che, assieme al degrado degli habitat fluviali, minacciano l’identità genetica e la sopravvivenza di Salmo ghigii. Purtroppo non esistono caratteri fenotipici incontrovertibili che aiutino a distinguere questa specie, per cui è sempre necessario caratterizzare geneticamente i riproduttori degli schiuditoi per effettuare riproduzioni e ripopolamenti controllati. Ecco perché è altrettanto necessario che i gestori dei corsi d’acqua a vocazione salmonicola si rivolgano a enti di ricerca qualificati, gli unici che possono garantire la “purezza” dei ceppi. Dal canto mio, non come pescatore ma come zoologo del Dipartimento di Innovazione dell’Università di Sassari, sono attualmente coinvolto in studi volti a identificare la vera trota mediterranea, sia nel centro Italia (progetto europeo Life Imagine), che nelle aree del Piemonte occidentale.
The Trout of the Simbrivio
By Francesco Falessi and Marco Casu
“A Friendly Gathering of Anglers.” This July event in central Italy had one outstanding protagonist: the Mediterranean trout. A day of fishing and discussion about the future of recreational angling in Lazio, built around a successful management model.
We are in the heart of the Lazio Apennines, more precisely in the Monti Simbruini Regional Park. Across the region, the absence of planned, forward-looking management is progressively eroding salmonid populations in its main trout waters. Yet one initiative is bucking the trend and showing a positive way forward.
This is the work of the Enal Caccia Pesca e Tiro association in Vallepietra, a true stronghold of fisheries protection and angling promotion on the River Simbrivio, one of the most important and beautiful tributaries in the upper Aniene basin.
The purpose — This article is not about trout-fishing techniques, nor does it recount journeys in search of this salmonid that is so characteristic of many Italian waters. Instead, Marco and I want to tell you about a special day spent gathering accounts of efforts to restore a salmonid area in central Italy, where many projects aim to restock waters with the “true” Mediterranean trout.
The day — Tangible proof of this remarkable local collaboration in Lazio came on Sunday 19 July, during the event “A Friendly Gathering of Anglers”. It took place in an enchanting natural setting, where the lush Apennine landscape embraces the clear waters of the River Simbrivio.
The event offered more than an opportunity for relaxed companionship: it became a genuine open-air forum on the future of recreational fishing in Lazio. During the day, conversations with Matteo Fontana, president of the Vallepietra association, and the many representatives of upper Aniene angling associations revealed a strong shared vision among people who love the river and experience it every day.
The gathering allowed everyone to exchange valuable information, share practical experience and, of course, put their lines in the water.
Recreational fishing on the Simbrivio has a character all its own. Here, enthusiasts can enjoy targeting trout with both fly fishing and ultralight spinning. Everything takes place in strict accordance with catch-and-release principles: single barbless hooks are mandatory, rubber-mesh landing nets are used to protect the trout’s delicate mucus coating, and fish are released with the utmost care directly in the water. These are essential precautions to maximise the survival of our precious finned friends.
Protection, enforcement and education — To understand the roots of this successful model, we need to go back to 2008, when the Vallepietra Enal Caccia Pesca e Tiro management project began.
The initiative arose from two urgent needs: to establish consistent, effective enforcement through the extensive work of a team of local volunteer wardens, and to undertake careful management and maintenance of the streambed and banks in an area of outstanding natural and scenic value.
At the heart of the project lies its educational purpose: developing knowledgeable, responsible modern anglers. Anyone choosing to fish the waters of the Simbrivio ZPC, or Controlled Fishing Zone, finds an unspoilt environment maintained through strict but fair rules.
By reducing angling pressure through carefully designed limits, the association has succeeded in ensuring exceptional fish quality, offering anglers catches with a priceless wild character.
Training — The association’s commitment goes beyond simply patrolling the banks, placing a strong emphasis on technical and scientific expertise.
In recent months, members of its governing committee have personally taken part in training courses organised by Arsial and Ispra. This high-quality programme prepares volunteers to monitor and protect the physical, chemical and biological quality of the water, activities essential to salmonid conservation.
This approach follows the path laid out by the scientific community. As early as 2015, the river was involved in the European Life Plus Trota project, which ran from 2013 to 2018 in close collaboration with the Universities of Perugia and Macerata, with the primary aim of protecting Mediterranean trout.
By actively involving anglers and local communities, the project laid the foundations for deep and lasting ecological awareness.
Towards the Aniene SAC — The natural culmination of this positive journey was celebrated last May at a conference with the telling title “Aniene: A Future for the River, a River for the Future”.
The meeting formalised a fruitful partnership between the Vallepietra association and other angling organisations along the upper river. A key role is played by the Jenne recreational fishing association, led by its president, Michelangelo Di Felice. His immense enthusiasm and close connection with the river helped lay the foundations for a single large protected area: the Aniene SAC, or Special Area of Conservation, recognised under the European Habitats Directive, 92/43/EEC.
This cornerstone of EU legislation requires the protection of biodiversity and the restoration of natural habitats and priority species to a favourable conservation status.
The Jenne hatchery — Thanks to this renewed unity of purpose and the constructive pressure exerted by the associations working together, progress is finally being made at an institutional level towards reopening the Jenne fish hatchery, which until a few years ago was a true flagship facility for the Lazio region.
Reopening the centre would provide the decisive impetus for producing and stocking genetically pure Mediterranean trout fry. The Simbrivio model demonstrates how enthusiasm for angling, combined with scientific expertise and local cooperation, can reverse what seemed an inevitable decline, turning the river into a living laboratory of hope and biodiversity for future generations.
What is the Mediterranean trout, and why is it so important?
This apparently simple question requires a detailed answer, linked to a substantial taxonomic revision of Italian trout based primarily on genetic analyses.
At present, Mediterranean trout is identified by the scientific name Salmo ghigii. Despite its alternative common name, peninsular trout, the species is believed to have originally inhabited the Italian Apennines, Sardinia and Corsica—with their own genetic variants, which do not, however, justify recognition as separate species—and, locally, parts of the western Piedmontese Alps.
It is thought to be absent from Sicily, where Salmo cettii occurs instead. Cautious wording is necessary because numerous historical stockings with Atlantic and Danubian strains, followed more recently by introductions of unchecked “Mediterranean” strains, have led to repeated hybridisation. Together with the degradation of river habitats, this threatens the genetic identity and survival of Salmo ghigii.
Unfortunately, there are no unequivocal physical characteristics by which this species can be identified. Hatchery broodstock must therefore always undergo genetic characterisation to allow controlled breeding and restocking.
That is why managers of salmonid waters must also turn to qualified research institutions, the only bodies capable of guaranteeing the “purity” of the strains.
For my part, speaking not as an angler but as a zoologist in the Department of Innovation at the University of Sassari, I am currently involved in studies aimed at identifying the true Mediterranean trout, both in central Italy, through the European Life Imagine project, and in western Piedmont.
Commenti ()