La Sicurezza

Non sono solo le eliche a minacciare l’incolumità del subacqueo. Spesso sono pericolosi anche certi comportamenti, specialmente se  non sono scoraggiati da alcuna norma.

Foto in alto: Bruno De Silvestri, il fuoriclasse sardo, pluricampione italiano, a cui non è bastata un’immensa esperienza subacquea, per risalire in superficie dopo l’ultimo tuffo.

Al momento di scrivere ancora non si è svolta la presentazione della campagna “Eliche responsabili”, prevista per il 24 luglio ai Giardini del Molosiglio, a Napoli. Un’iniziativa della Lega navale italiana per la sicurezza in mare dei subac- quei e dei bagnanti, in collaborazione con la Fipsas e il patrocinio delle Capitanerie di porto - Guardia costiera. In particolare la campagna mira a prevenire gli incidenti causati dalle eliche delle imbarcazioni, spesso dovuti al mancato rispetto delle distanze di sicurezza e al mancato riconoscimento delle boe di segnalazione dei subacquei.

In generale - Il tema sicurezza però, non è circoscritto alle sole eliche estive “fuorigiri” che creano scompiglio tra i portatori di bandierina rossa (con striscia bianca). In campo agonistico per esempio e nella pesca in apnea in particolare,  l’incolumità del garista è un aspetto, da sempre attuale che suggerisce una riflessione e che oggi riporta all’incidente (che per giorni ci ha tenuti col fiato sospeso), accaduto durante il recentissimo, nonché ultimo, Campionato assoluto di pesca in apnea, svoltosi a Mazara del Vallo. Il fatto è il malore occorso a un giovane atleta che ha perso i sensi sott’acqua e che ha rischiato le conseguenze più nefaste. Chiaramente, insieme alla preoccupazione generale e alla doverosa sospensione della gara decisa dalla Federazione e condivisa a gran voce da gran parte degli stessi atleti, sono montate anche le polemiche. È quindi nato un dibattito, su più tavoli e vetrine, che “fisiologicamente” approfondisce ma anche, inevitabilmente, vira alla ricerca delle responsabilità e di fatto divide il pensiero degli stessi atleti e forse per conseguenza, anche quello dell’opinione pubblica. L’indice è puntato sul regolamento di gara, che consente agli atleti di pescare sempre più in fondo e con una percentuale di rischio sempre più elevata, anche per l’oggettiva difficoltà di individuare aree idonee alla pesca in apnea, diverse da quelle acque profonde che oggi sono quasi abissali,  Oggi, per fortuna, scampato il pericolo e a mente più serena, esprimiamo le nostre valutazioni, i nostri dubbi, le nostre esperienze. La cosa che sembra una strana e incomprensibile incongruenza, è che le norme di sicurezza che governano l’attività agonistica in Italia, nonostante la Fipsas (Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee) aderisca al circuito Cmas (Confederazione mondiale delle attività subacquee), non siano le stesse, quelle ad esempio adottate ai mondiali di Arbatax del 2021. Nel mondiale ogliastrino ci fu un episodio simile a quello di Mazara, risolto nel migliore dei modi e nell’immediatezza, comunque auspicabile. In quell’occasione - ricorda Simone Mingoia, presidente dell’Asd Blue Life a cui fu affidata l’organizzazione dell’evento - il campo gara fu frazionato il più possibile e il centro di ognuna di queste aree era presidiato da un mezzo veloce dotato di attrezzature e professionalità (skipper, operatore subacqueo Dlsd, bombola di ossigeno), consigliate per un efficace assistenza sanitaria.

L’attuale e due volte campione italiano di pesca in apnea, nonché oro al mondiale di Arbatax, solleva insieme a Stefano Claut un carniere del Campionato del mondo del 2021.

L’occasione ha rispolverato anche un altro aspetto: il piombo mobile, ossia un peso di diversi chili che trascina velocemente l’atleta verso il fondo con gran risparmio di tempo e in teoria di energie. D’altra parte, però, aumentando nello stesso arco di tempo, il numero di immersioni, il calcolo delle energie spese, andrebbe verificato. Scampato il pericolo, auguriamo buon lavoro a chi di dovere certi di un prossimo Campionato assoluto “danger free”.


English version

Safety
It’s not just propellers that threaten a diver’s safety. Certain behaviors can also be dangerous, especially if they aren’t discouraged by any regulations.

At the time of writing, the launch of the “Responsible Propellers” campaign—scheduled for July 24 at the Giardini del Molosiglio in Naples—has not yet taken place. This initiative is organized by the Italian Naval League for the safety at sea of divers and swimmers, in collaboration with Fipsas and under the patronage of the Port Authorities—Coast Guard. Specifically, the campaign aims to prevent accidents caused by boat propellers, which are often due to failure to maintain safe distances and failure to recognize divers’ signal buoys.

In general - The issue of safety, however, is not limited solely to the “over-revving” propellers in the summer that cause chaos among those carrying red flags (with a white stripe). In competitive diving, for example—and in spearfishing competitions in particular—the diver’s safety is an ever-relevant issue that warrants reflection and which today brings us back to the accident (which kept us on the edge of our seats for days) that occurred during the most recent—and final—Italian spearfishing Championship, held in Mazara del Vallo. The incident involved a young athlete who suffered a medical emergency underwater, lost consciousness, and faced the risk of the most dire consequences. Clearly, alongside the general concern and the necessary suspension of the competition—decided by the Federation and strongly supported by most of the athletes themselves—controversy has also mounted. A debate has thus emerged, across various forums and platforms, which “naturally” delves deeper into the issue but also, inevitably, shifts toward assigning blame and, in effect, divides the opinions of the athletes themselves—and perhaps, as a result, those of the general public as well. The finger is being pointed at the competition rules, which allow athletes to dive deeper and deeper with an ever-increasing level of risk—not least because of the objective difficulty of identifying areas suitable for free diving other than those deep waters that are now almost abyssal. Today, fortunately, now that the danger has passed and our minds are more at ease, we express our assessments, our doubts, and our experiences.
What seems like a strange and incomprehensible inconsistency is that the safety regulations governing competitive diving in Italy—despite the fact that FIPSAS (Italian Federation of Sport Fishing and Underwater Activities) is a member of the CMAS (World Confederation of Underwater Activities) circuit—are not the same as those adopted, for example, at the 2021 World Championships in Arbatax. At the World Championships in Ogliastra, there was an incident similar to the one in Mazara, which was resolved in the best possible way and with the immediacy that is always desirable.
On that occasion - recalls Simone Mingoia, president of ASD Blue Life, which was entrusted with organizing the event - the competition area was divided into as many sections as possible, and the center of each of these areas was manned by a high-speed vessel equipped with the necessary gear and professional personnel (skipper, DLSD-certified diver, oxygen tank), as recommended for effective medical assistance.
The event also brought another aspect back into focus: the “mobile weight”, that is, a weight of several kilograms that rapidly pulls the athlete toward the bottom, saving a great deal of time and, in theory, energy. On the other hand, however, since the number of dives increases within the same time frame, the calculation of energy expenditure would need to be verified. Now that the danger has passed, we wish those in charge all the best in their work, confident that the next Championship will be “danger-free.”