I giovani, il nostro futuro!

Il futuro dei giovani in Italia dipende molto dalla capacità di creare attività che abbiano insieme valore economico, identità culturale e sostenibilità ambientale. In questo senso, la pesca sportiva in mare può avere un ruolo più importante di quanto sembri.

La pesca sportiva non è soltanto un hobby ma un modo per stare insieme , e quanti di noi adulti hanno incominciato a pescare insieme a un amico, a un fratello o un cugino? Inoltre la pesca sportiva è sicuramente una scuola di disciplina, pazienza e responsabilità, proprio per le sue caratteristiche di condivisione e sportività. Manifestazioni anche aduso anche agonistico, danno la possibilità a tanti di trovare regole, confronto e dove incontrare ed apprendere dai campioni del settore o pescatori esperti delle zone costiere locali.

Altro discorso è il ritorno economico di cui fa parte il turismo sportivo e tutto un settore lavorativo collegato a nautica, guide di pesca, fotografia naturalistica, attrezzature, tutela ambientale e contenuti digitali.

In molte zone costiere italiane - dal Mar Tirreno al Mar Adriatico - il mare rappresenta ancora un patrimonio enorme, ma fragile. Qui entra in gioco la differenza tra pesca sportiva sostenibile e sfruttamento illegale o distruttivo.

Una pesca sostenibile significa, rispettare taglie minime e periodi di fermo biologico, trattenere solo il pescato necessario, praticare catch & release quando possibile, evitare sprechi, usare tecniche selettive che non distruggano habitat e fondali.

Al contrario, l’uso improprio di reti abusive, droni per localizzare branchi, barchini radiocomandati o sistemi elettronici usati senza regole rischia di trasformare il mare in una risorsa “da consumare” rapidamente.

Questo crea diversi problemi, come l'impoverimento delle specie, la conseguente riduzione della biodiversità, concorrenza sleale verso chi pesca in modo corretto, perdita del valore educativo e sportivo della pesca, allontanamento dei giovani da un rapporto autentico con la natura.

Lodevole e' l'iniziativa da parte di alcuni Club sportivi di dare spazio non solo ai giovani , ma anche al corretto utilizzo della pesca sportiva e quindi dare il giusto indirizzo ai nostri giovani, corrotti dall'epoca digitale che viviamo. Ormai i social sono pieni di video di pesca illegali, nell'indifferenza totale da parte delle istituzioni e degli enti federali. Nei video i nostri giovani possono vedere catture oltre il consentito, utilizzo di mezzi vietati e distruzione spietata della fauna marina costiera, in spregio a tutte le leggi e i regolamenti DPR 1639/68 e successive.

Quindi le iniziative prese in favore della pesca legale e sostenibile possono diventare anche una risposta a un disagio moderno fatto di isolamento digitale, stress e mancanza di prospettive concrete. Uscire e pescare rispettando l’ambiente, imparare correnti, meteo e comportamento dei pesci sviluppa competenze reali e senso del limite. È quasi una forma di educazione civica ambientale.

C’è anche un aspetto economico importante. In diversi paesi europei la pesca ricreativa sostenibile genera turismo costiero, posti di lavoro stagionali, vendita di attrezzature, charter nautici, ristorazione locale, eventi sportivi.

L’Italia potrebbe investire di più su questo modello, formando giovani guide marine, istruttori e operatori turistici legati al mare, invece di lasciare spazio soltanto a pratiche illegali o improvvisate.

La tecnologia, inoltre, non è “nemica” in sé. Ecoscandagli, GPS o videocamere possono essere strumenti utili se usati con equilibrio. Il problema nasce quando la tecnologia elimina completamente la componente sportiva ed etica della pesca, trasformandola in semplice prelievo intensivo.

Il futuro più solido per i giovani probabilmente non sarà costruito sullo sfruttamento rapido delle risorse, ma sulla capacità di proteggerle mentre le si vive. Una pesca sportiva sostenibile insegna proprio questo: prendere dal mare senza distruggerlo, così che anche le generazioni future possano continuare a viverlo!