Diavoli in Costiera

I grossi totani della Costiera Amalfitana da sempre pescati di notte, vicino alla costa, anche con piccoli barchini, adesso sono ricercati a tutte le ore e con grande successo.

foto sopra: l'imbarco del totano è una fase cruciale, se di grandi dimensioni portarlo a bordo senza l'uso di un guadino o del raffio, potrebbe causare la rottura di un braccio e un altro tipo di rottura per noi.

La pesca al totano notturna con la classsica lenza a mano è una delle tecniche più praticate da sempre  in Costiera Amalfitana a causa della particolare batimetria, tipica delle coste a picco con profondità fino a m 700 a meno di un miglio dalla costa. E ancora oggi, come nel dopoguerra, si possono trovare molti barchini a remi, con o senza richiami luminosi, che dopo il tramonto si cimentano in questa pesca, con una semplice totanara d’acciaio ricoperta di alici salate legate o di lardo di maiale. 

Di notte - È un tipo pesca che nello scenario incantevole e irripetibile della Costiera illuminata, ho praticato saltuariamente in qualche notte d’estate, su un fondale di m 300-400, ma a una quota massima di 100 metri dalla superficie, con la speranza di pescare totani che però non superavano mai il chilo, e a dire il vero, nonostante le difficoltà di gestire in notturna una scivolosa lenza a mano di nylon, con l’ansia di perdere sempre “una bracciata” (e molto spesso il totano) e l’enigmatica inquietudine del mare di notte, ha sempre avuto il suo fascino.

L’autore con un super totano che finirà la sua esistenza prima in freezer e poi a tavola.

Di giorno - Poi un giorno, circa vent’anni fa, tramite passaparola, scoprii che si poteva provare di giorno su un fondale di 700 metri… E così, senza tanta convinzione, utilizzando i mulinelli elettrici che da tanti anni usavamo per il bolentino di profondità, provammo a calare un paio di totanare di quelle che si usavano nella pesca notturna tradizionale a mano, aggiungendo peso alla zavorra in modo da arrivare a un chilogrammo. Nonostante l’artigianalità del terminale pescante, le catture si susseguirono anche a coppie, anzi più volte ci capitò di subire dei grossi attacchi e non potemmo fare altro che recuperare qualche braccio di totano o la sua testa. La taglia media era 3-4 chili, praticamente un altro tipo di pesca!

La tecnica - Poi con il tempo abbiamo affinato la tecnica, utilizzando enormi totanare a 2-3 corone fino a cm 10 di diametro e fino a 1,5 chili, montante su un trave con un altro paio di totanare classiche non piombate, riuscendo così a catturare anche i mostri che prima si limitavano a strappare i loro consanguinei (eh sì, sono cannibali) dalla totanara. Abbiamo imparato a recuperare a 60-70 metri al minuto prima di constatare l’attacco e accelerare dopo in modo da ridurre tempi e rischi di slamata. Non è sicuramente una pesca molto tecnica, e manca un po’ il fattore sorpresa, anche se, a parte il gigantesco calamaro diamante (Thysanoteuthis rhombus) che raggiunge i 15 chili, può capitare anche di intercettare altre specie. A me è capitato di prendere un pesce sciabola che ha letteralmente ingoiato la totanara, e di aver avuto un attacco da uno spada che ha causato un taglio di netto del terminale. Alla luce di ciò per aumentare la probabilità, la possibilità, anzi… la speranza, consiglio sempre di aggiungere al terminale pescante un paio di generosi ami innescati, non dimenticando che ci sono altre specie batipelagiche apprezzate come i pesci castagna per esempio, che potremo insediare in questo modo.

Bolentino - Viceversa, se stiamo pescando a bolentino di profondità su fondali poco accidentati e oltre i 400 metri possiamo fare l’opposto, cioè sostituire il nostro classico piombo con una totanara. È un opzione che consiglio quando provia-mo a calare in zone poco conosciute, quando siamo alla ricerca di nuovi spot. In questo modo potremo in caso di tentativo a vuoto, rendere meno noiosa la lunga risalita. Mi è capitato in questo modo di sentire l’attacco con la totanara poggiata sul fondo e con il totano che “pompava” in una direzione come se fosse un pesce di fondo. Infine un ultimo consiglio: attenti alla discesa! Infatti, il totano, specialmente se di grosse dimensioni, è in grado di fermare la totanara all’improvviso nella sua corsa verso il fondo; questo è il momento di ferrare e iniziare il recupero con regolarità e una certa dose di rapidità.

Spesso gli esemplari presenti in uno spot hanno taglie molto diverse.

Qualche informazione in più…

Negli oceani ci sono numerosissime specie di totano, tra le quali segnaliamo il (Dosidicus gigas) che raggiunge i 50 chili, ma nel Mediterraneo la nicchia ecologica è occupata dal Todarodes sagittatus, detto anche totano rosso o totano viola, specie che in particolar modo nel Tirreno centrale e meridionale può arrivare ai massimi assoluti, ossia cm 75 del mantello (braccia e testa escluse) e fino a kg 10. È un famelico predatore con tassi di accrescimento rapidissimi, infatti non vive più di 2-3 anni. Nella maggior parte dei casi gli esemplari extra large vengono pescati a profondità superiori ai 600 metri o anche su rilievi sommersi che si elevano da profondità abissali. È una specie a sessi separati e le femmine possiedono braccia proporzionalmente più lunghe dei maschi e sono in media più grandi. La riproduzione da noi avviene in autunno; inoltre, al pari di altre specie pelagiche, il totano ha l’abitudine di muoversi lungo la colonna d’acqua tra il giorno e la notte sia per predare che per difendersi. Si differenzia con facilità dal calamaro (Loligo vulgaris) per forma e dimensione delle pinne che, nel caso di quest’ultimo occupano buona parte del corpo, mentre nel caso del totano solo la parte apicale del mantello a formare una sorta di freccia (sagitta). Inoltre, la colorazione del calamaro va dal trasparente al rossiccio, mentre quella del totano dal rosso ruggine al viola scuro.


Fresco è buono, congelato è meglio!

Leggo spesso sui social che i totani di grosse dimensioni siano immangiabili, che sappiano di urina, e che siano durissimi e che sia un grosso danno ecologico la loro uccisione. Pur avendo notato negli anni nella mia zona abituale di pesca un certo calo di catture, devo sfatare alcuni luoghi comuni: un esemplare di 10 chili è alla fine del suo ciclo di vita, non c’è alcuna differenza di odore in base alle dimensioni, e anche gli esemplari più grandi, se frollati un paio di settimane nel congelatore domestico e trattati a dovere, sono assolutamente buoni.