L’inverno è inverno! Freddo, piovoso e buio. Ma il mare si libera dal traffico e se non è troppo mosso, si possono praticare con successo molte tecniche, vedi traina, vertical e bolentino.
foto in alto: l’autore con un grosso dentice pescato con la classica traina col vivo.
Il periodo invernale è sicuramente il più atteso da molti angler, perché offre la possibilità di praticare numerose tecniche di pesca in spot decisamente più tranquilli rispetto ai mesi estivi, pur presentando peculiarità specifiche che è bene analizzare nel dettaglio per individuare le migliori strategie e ottenere i migliori carnieri. Uscire in mare all’alba nei mesi estivi, con l’aria frizzante, in t-shirt e bermuda, e stare a piedi nudi sul pagliolato è senza dubbio una delle sensazioni più piacevoli per ogni appassionato, perché consente di godersi pienamente il mare e la barca. In estate, inoltre, c’è il vantaggio di potersi concedere un bagno rigenerante al largo, magari dopo un combattimento estenuante con un tonno, rinfrescandosi dal caldo afoso tipico degli ultimi anni. Nell’emisfero settentrionale, il 21 giugno segna l’inizio dell’estate e si verifica il solstizio d’estate, ovvero il momento in cui il Sole raggiunge la massima declinazione culminando allo zenith, dando origine alla giornata più lunga dell’anno. Questo permette di effettuare battute di pesca fino a tarda sera, anche fino a mezzanotte, grazie alle temperature gradevoli e alla scarsa umidità tipiche del periodo. Tutto questo si perde d’inverno: le condizioni atmosferiche e marine diventano instabili, aumentano le perturbazioni, le temperature si abbassano e le giornate si accorciano sensibilmente. Inoltre, a partire dalla fine di ottobre, con il ripristino l’ora solare, il sole tramonta molto presto. Per fortuna, molti armatori procedono con l’alaggio delle imbarcazioni per il rimessaggio invernale. Il traffico nautico che genera rumori e disturbi, subisce una drastica riduzione e molti predatori risultano meno spaventati e guardinghi. E finalmente il pescatore può godere indisturbato, di ampi specchi d’acqua, in assenza di “natanti della domenica” e dei frequenti episodi, sgradevoli se non pericolosi, tipici degli ambienti molto trafficati.

Inverno - Con il progressivo raffreddamento delle acque superficiali, dovuto alla diminuzione delle temperature e al rimescolamento del termoclino causato dalle frequenti perturbazioni, numerose specie ittiche abbandonano gli spot estivi per spostarsi su fondali più profondi alla ricerca di temperature più stabili. Per ottenere carnieri interessanti in inverno è quindi fondamentale comprendere come cambiano le abitudini delle specie target, dove conviene cercarle e quale tecnica di pesca adottare.

Traina - Nel periodo invernale, la traina, sia con artificiali sia con esche vive, è una delle tecniche più produttive. Come noto con lo scendere delle temperature dell’acqua e l'abbassarsi del termoclino a seguito dei flussi idrici che si mescolano con l’ingresso delle perturbazioni, la maggior parte dei grossi sparidi e predatori come dentici e orate abbandona gli spot di acque basse (circa 30 metri) per spostarsi su batimetriche più importanti, spesso tra i 50 e i 70 metri. Per individuarli è essenziale utilizzare ecoscandagli moderni, con tecnologia Side-Vù (vista laterale), in grado di scandagliare il fondale, determinarne la morfologia e identificare anche nuove pietre o cigli di roccia dove i predatori possono stazionare.

Le orate, dopo la prima forte perturbazione di ottobre che rompe l’equilibrio del termoclino estivo, si spostano, ogni anno, sulle stesse secche profonde intorno ai 50 metri, dove preparano le fasi di riproduzione verso l’inverno inoltrato. Per insidiare questi sparidi occorre un’attrezzatura adeguata: una canna da traina di cm 210 con vetta sensibile per percepire le tocche anche con piombo guardiano da 500 grammi, abbinata a un mulinello da 20 libbre, caricato con multifibra 8 capi, 35 lb, PE 3, diametro max 0,28. Va bene un preterminale di 8 metri e un terminale di 2, in fluorocarbon del diametro tra mm 0,55 - 0,70. Per le cernie conviene usare esche voluminose e terminali da 0,70 millimetri, per ridurre il rischio di rotture sulle rocce dovute alle fughe rapide tipiche del serranide. Ma la preda regina dell’inverno è il dentice, che s’insidia soprattutto con calamari freschi, magari pescati a tataki sui 50-60 metri. In alcune zone lungo la penisola, è possibile incontrare anche qualche ricciola solitaria su fondali profondi: in questo caso si utilizzano canne 12-20 libbre con mulinello da 20 libbre, multifibra o nylon da lb 50, preterminali da lb 40 (mm 0,60 circa) e terminali in fluorocarbon da 0,65-0,70.

Vertical - Il periodo invernale è ideale per le tecniche verticali, perché i predatori si spostano più in profondità diventando più territoriali e più propensi a attaccare oggetti che si muovono in modo anomalo nel loro spazio. Tecniche come inchiku, kabura e tai-kabura risultano molto efficaci su grufatori come i fragolini e su pesci di fondo quali musdee, scorfani, tanute e prai, soprattutto tra i 60 e gli 80 metri. Si utilizzano canne specifiche di 7 piedi, con azione di punta e casting compreso tra 60 e 200 grammi, abbinate a piccoli mulinelli rotanti per slow pitch, caricati con multifibra PE 1 (ø mm 0,20) e terminale corto di m 4, in fluorocarbon di mm 0,37. Per i grufatori si usano esche naturali o artificiali senza innesco; per scorfani, tanute e prai è utile aggiungere una strisciolina di calamaro. Con i kabura l’esca migliore è il gambero rosa freschissimo. Se si punta a predatori più combattivi come dentici, ricciole o cernie, si ricorre a blatte o jig lunghi da 100-250 grammi, oppure a esche in silicone a forma di calamaro da 150-250 grammi. L’attrezzatura deve essere più robusta: canne PE 2-2,5, mulinelli con drag di almeno 10 chili, recupero di 100 cm/giro, multifibra da 40 lb, PE 2, e terminali da almeno 0,60 millimetri.


4 mustele prese con tecniche verticali sulla batimetrica dei 100 metri. Un classico kabura arricchito con un gambero rosa.
Bolentino - L’inverno è un periodo eccellente per insidiare predatori su secche profonde. Le orate in questo periodo si radunano attorno ai cappelli per il montone, un momento indispensabile e critico perché si spoglia delle difese naturali e risulta facile all’abbocco. È consigliabile, anzi è imperativo, praticare un prelievo selettivo e limitato, per non interferire con il ciclo riproduttivo e sperare che il fenomeno biologico si perpetui. Oltre l’orata, è possibile realizzare carnieri di fragolini, tanute, scorfani, sanpietro e prai, su secche profonde tra i 60 e i 70 metri. La sessione richiede canne con vettini sensibili, di lunghezza variabile tra 3 e 4 metri, abbinate a mulinelli 8000-10000 caricati con multifibra sottile per percepire le tocche anche oltre i 70 metri e mantenere un buon assetto con poco piombo in presenza di corrente. I terminali possono essere a due o tre braccioli, con trave 0,40 e braccioli in fluorocarbon di mm 0,31, lunghi 20-40 centimetri. Gli ami variano per forma e misura in base alle esche, che includono, naturalmente, il gambero rosa.
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