Lunghi e Veloci

Lunghi e Veloci

La spiaggia si estende a perdita d’occhio, il mare è quasi calmo e la notte permette di vedere la sua superficie solo per i primi venti metri. Il resto lo fa l’immaginazione, spinta a osare dalla speranza di un’imminente ferrata. Si cammina, e la temperatura mite consiglierebbe di toccare l’acqua. Si cammina e si macinano chilometri; ogni tanto una sosta, si segna il punto con il tallone, in modo da ritrovarlo nel “viaggio” di ritorno. Ogni sosta prevede una decina di lanci, come vuole la “regola del dieci”, più una mania da spinner che una vera regola. Se non si hanno segnali di attività, spruzzi in acqua che rivelino un accenno d’inseguimento, piccole tocche sull’artificiale o beccate decise, ci si sposta ancora un po’ più in là e così facendo si “sonda” tutta la spiaggia che abbiamo eletto come terreno di caccia della serata.

Spinning dalla spiaggia
Spinning in primavera spesso vuol dire sole pieno in aree portuali. Le prime lecce, ma più spesso pesci serra. Obiettivi ragionevoli per un tipo di pesca tosto: canne e mulinelli estremamente potenti, trecciati con un grosso carico di libbre e artificiali da “wrestling”. Ma i porti sono frequentati da cannisti “stanziali” alla ricerca dell’orata, a galleggiante o a fondo. Insomma, pur avendo dei sicuri vantaggi, questa tecnica di spinning non è fatta per chi cerca un po’ di tranquillità e non ama l’afa. Se speriamo di sfuggire a questo caos, sfruttando le stesse aree di notte, presto ci accorgeremo che, in assenza di condizioni meteo particolari, nei porti, durante le ore notturne, regna la calma più assoluta, con saltuari e pigrissimi attacchi di piccoli barracuda. Una variante dello spinning praticabile in questi mesi caldi è quella dalla spiaggia. Come accennato all’inizio, è una tecnica da trekker, amanti delle lunghe camminate in spiaggia, canna, mulinello e uno zainetto con gli artificiali. Questo esercizio fisico è molto piacevole e rilassante, specie se scegliamo spot poco frequentati, silenziosi, appartati. Quale sarà il nostro target? Maggio e giugno (specie nelle spiagge occidentali…) sono i mesi che vedono la comparsa massiccia di serra, predatori che poi domineranno per tutta l’estate e l’autunno. Il serra nuota lontano da riva, quasi mai lo troviamo a predare vicino alla risacca. Tutto quindi sarà calibrato per garantire lunghi lanci.

Attrezzi per molto, molto lontano
La canna, visto che peschiamo a livello del mare, non deve essere troppo lunga, diciamo intorno a 210 centimetri, in modo da poterla utilizzare con naturalezza. La stessa deve poter lanciare lontano artificiali tra i 20 e i 35 grammi. Il mulinello, nelle misure tra 4000 e 5000 (dipende molto anche dalle marche…) deve avere un rapporto di recupero che permetta di animare l’artificiale a velocità alte senza affaticare il braccio in tempi brevi. In bobina, un buon trecciato. Come carico di rottura “muoviamoci” intorno alle 25 o 30 libbre. Non è infatti necessario un carico di rottura maggiore visto che la spiaggia, con le sue ampie “vie di fuga”, ci permette di fronteggiare esemplari davvero grossi senza il timore, sempre presente nelle aree portuali, di soccombere a causa di una boa o un ormeggio proprio sulla linea di recupero. Al trecciato leghiamo circa 80 centimetri di fluorocarbon abbastanza spesso, diciamo intorno allo 0,50. E veniamo agli artificiali…

 

Aguglie? No, levrieri
Gli artificiali più adatti sono quelli a cavallo tra lo skipping, il popper e il walking the dog. Meglio se hanno una forma allungata che imiti in un certo senso la sottile aguglia, pesce ricercato da molti predatori. L’aguglia è veloce, scattante e così la sua imitazione artificiale. Non facciamoci trovare impreparati. Usiamo solo artificiali di cui conosciamo il comportamento a “occhi chiusi”, pescheremo al buio. Non abbiamo bisogno di trasportarci l’intero arsenale; nella “cassetta delle meraviglie” garantiamoci una scorta di una decina di modelli, preferendo quelli che ci assicurano lanci a lunga gittata. In generale si tratta di esche che hanno bisogno di essere animate. Quindi, al classico recupero forsennato, con la punta della canna quasi a sfiorare la sabbia, alterniamo azioni più coinvolgenti. L’artificiale non deve sembrare il classico bananone gonfiabile, divertimento sgangherato da villaggio vacanze, ma più simile ad un agile levriero, impegnato in una elegante sgambata e solito a scarti improvvisi. Ogni fase del recupero deve avvenire in pieno controllo. Più l’artificiale nuota lontano, più la jerkata deve essere potente. Man mano che l’artificiale si avvicina a noi e alla riva operiamo jerkate sempre più leggere, controllate. Le colorazioni presenti sul mercato sono tantissime; in generale, visto che stiamo parlando di una pesca notturna, possono essere molto catturanti le colorazioni chiare, dal bianco al metallo e anche quelle poco naturali, fluo. Un ultimo consiglio: visto che cammineremo tanto, portiamoci una borraccia con dell’acqua fresca. Ed eccoci finalmente a pesca. La spiaggia si estende a perdita d’occhio, il mare è quasi calmo e la notte permette di vedere la superficie solo per i primi venti metri. Ad un certo punto, dopo una decisa jerkata, qualcosa blocca l’artificiale… strike!