La stagione fieristica, che vede protagoniste prima Cannes e poi Genova, accanto a numerose esposizioni minori ma sempre vivaci, riporta alla ribalta il legame tra la pesca ricreativa e sportiva e la nautica. Due realtà che condividono gli stessi spazi e che, proprio per questo, dovrebbero dialogare e collaborare sulla base di interessi comuni, a partire dalla salute delle acque. Manca però una cabina di regia condivisa e, nonostante gli esempi virtuosi presenti a diverse latitudini, il Mediterraneo nel suo insieme resta privo di un coordinamento organico. Fa eccezione la FAO, dalla quale arrivano indicazioni determinanti, pur con i tempi propri dell’organizzazione. In questo quadro, le misure future rischiano di non trovare un terreno fertile: sul piano politico, infatti, il peso economico e sociale della pesca sportiva e ricreativa non riceve lo stesso riconoscimento riservato alla nautica. Eppure chi pesca dalla barca alimenta la domanda di imbarcazioni, motori, elettronica, attrezzature, ormeggi e manutenzione. A questi consumi si aggiungono servizi come le uscite guidate e il noleggio di barche attrezzate, con ricadute anche su ricettività, ristorazione e commercio. In Italia, la pesca sportiva è già una motivazione di viaggio e di soggiorno, capace di generare ricavi per un’intera filiera turistica e nautica. Ciononostante, i due milioni e mezzo di pescatori sportivi e ricreativi italiani, secondo i dati Fipo, attendono ancora un riconoscimento adeguato. Un mondo che, attraverso il circuito federale Fipsas, dà vita a diecimila eventi sportivi all’anno e che merita uno status definito e un ruolo centrale nel confronto su ambiente, pesca, nautica, economia e turismo.
The boat show season, with Cannes taking centre stage first, followed by Genoa, alongside numerous smaller but equally vibrant events, brings the connection between recreational and sport fishing and boating back into focus. These two sectors share the same waters and should therefore engage in dialogue and work together on common interests, starting with the health of the aquatic environment. Yet there is no shared strategic framework and, despite examples of good practice in various regions, the Mediterranean as a whole still lacks a coordinated approach. The exception is the FAO, which provides crucial guidance, albeit at the organisation’s own pace.
Against this backdrop, future measures may struggle to gain traction: politically, the economic and social importance of sport and recreational fishing does not receive the same recognition as that of the boating sector. Yet those who fish from boats drive demand for vessels, engines, electronics, equipment, moorings and maintenance. This spending is complemented by services such as guided fishing trips and the rental of fishing-equipped boats, with benefits extending to accommodation, restaurants and retail. In Italy, sport fishing is already a reason to travel and stay, generating revenue across the tourism and boating supply chain. Nevertheless, Italy’s two and a half million sport and recreational anglers, according to FIPO figures, are still waiting for adequate recognition. This community, which stages ten thousand sporting events a year through the FIPSAS federation network, deserves a clearly defined status and a central role in discussions on the environment, fishing, boating, the economy and tourism.
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