Odiata dai trainisti con l'esca viva, la tanuta o cantara è per contro un pesce sportivo molto combattivo. Se affrontata con i giusti attrezzi, a traina, a bolentino o correntina, non vi deluderà.
La tanuta è ritenuto uno dei pesci più fastidiosi dagli incalliti trainisti. Ma, al tempo stesso, sta diventando anche una preda ambita, vista la sua combattività, se insidiata con tecniche leggere. Inoltre la qualità delle sue carni è alta e risultano molto saporite e ben si prestano a ottimi piatti gastronomici.Chi pratica la traina col vivo sa bene quanto sia pericoloso affondare un succulento calamaro vivo su cigliate profonde sui 50 metri in mezzo a marcature di potenziali tanute. In questi casi capita molto spesso che, appena il calamaro attraversa l’area segnalata sull’eco, la vetta della canna inizi a vibrare freneticamente con piccoli sussulti, a conferma della presenza delle fameliche tanute, le quali, con poderosi morsi distruggono inevitabilmente la nostra preziosa esca.
Biologia - La tanuta (Spondyliosoma cantharus) è uno sparide molto simile al sarago, almeno in giovane età, per la livrea grigia argento ma che, a differenza di quest’ultimo, presenta delle linee longitudinali gialle e azzurre, ancora più marcate nelle giovani femmine. Da adulti gli esemplari maschi assumono dei colori sgargianti tendenti al blu elettrico con macchie scure intorno agli occhi e sul dorso.

Diversamente da altri sparidi non depone le uova per rimetterle al pelago, ma le deposita in uno specifico nido costruito dal maschio che le difende fino al periodo della schiusa. Il periodo della riproduzione in genere va da febbraio fino alla fine della primavera e in questo periodo del montone, i maschi presentano dei colori sgargianti sul blu-viola e sono molto famelici e combattivi. La tanuta è un ermafrodita proterogino, infatti, generalmente, nasce femmina per poi diventare maschio in età adulta quando raggiunge i 25 centimetri circa di lunghezza. Nei mari dello stivale, è comune incontrare esemplari sotto il chilo, ma ricordiamoci che sono state effettuate catture di maschi che superavano abbondantemente i due kg di e in alcuni casi, anche i 3 kg, almeno trent’anni fa.
Dove cercarla - In età giovanile predilige cacciare sulle praterie a posidonia entro i 35 metri, per poi spostarsi in età adulta a profondità più elevante su secche al largo e su cappelli isolati in corrispondenza delle batimetriche intorno ai 50-60 metri, non disdegnando livelli ancora più impegnativi, in alcuni casi anche superiori agli 80 metri, specialmente nei mesi invernali. La presenza di posidonia, nelle batimetriche meno profonde, associata a fondali misti rocciosi, è un ottimo habitat per la tanuta. I migliori spot sono quelli dove ci sono ottimi drop-off con un bel dislivello e molta roccia. Per scovare lo sparide è molto utile, la visione laterale dell’ecoscandaglio, funzione oggi disponibile in tutti i migliori ecoscandagli, così da individuare eventuali costoni e cadute isolate ai lati dell’imbarcazione. Una volta individuata la zona colonizzata potete essere sicuri che le ritroverete spesso nello stesso spot a distanza di tempo, purché non ci sia un’eccessiva pressione di pesca localizzata in quella zona. Spesso, gli esemplari più grandi rimangono in corrente a mezz’acqua, quasi come fossero menole o boghe in cerca di cibo. Per questo è abbastanza frequente registrare sul monitor, anche in contemporanea, marcature sul fondo ma anche più vicine alla superficie, in alcuni casi sollevate anche decine di metri.

Questo elemento è molto importante, e riconoscerlo diventa strategico per il risultato, in quanto consente di proporre al meglio il complesso pescante, anche cambiando tecnica di pesca durante la battuta, in funzione della corrente e della posizione delle prede sulla colonna d’acqua.
Tecnica - Le principali tecniche per insidiare le tanute sono le seguenti: trainetta con strisciolina di calamaro, bolentino, light drifting e light jigging. Di seguito approfondiamo la tecnica del bolentino rimandando le altre a successive occasioni. In verità, in questo caso, il bolentino più che classico possiamo definirlo “specializzato”, in quanto il terminale presenta braccioli di almeno 50 centimetri. Tanto rende necessario adeguare tutto il complesso pescante, dal trave, alla canna, al mulinello. Quindi, qualora decidessimo di utilizzare terminali a tre braccioli, il trave deve essere lungo almeno due metri e mezzo. La canna, per conseguenza sarà di 3-4 metri con una cima sensibile per avvertire le singole tocche. Il mulinello, fisso, segue le profondità di esercizio. Per esempio, su spot sopra i 50 metri, un 6000-8000 imbobinato con multifibra dello 0,18 a cui si aggiunge un pre-terminale di 8-10 metri di 0,35 in fluorine poco elastico. Il terminale, realizzato con sfere a 4 vie e perline di battuta incollate, è realizzato su un trave in fluorine del diametro di 0,35-0,40 mm, con braccioli di fluorocarbon variabili, a seconda delle dimensioni delle prede e dalla loro voracità, dallo 0,28 allo 0,33. Vista la spiccata dentatura degli esemplari di mole superiore al chilo, conviene effettuare un rinforzo degli ultimi 4 centimetri del bracciolo collegando uno spezzone di fluorocarbon della misura 0,37 con nodo di sangue. Per coprire il nodo vanno bene gli attrattori in materiale siliconico, molto efficaci, del tipo luminous bait, da sistemare in battuta sul nodo di sangue. Il tutto fermato a monte con un eventuale piccolo stopperino fluo. Gli ami sono abbastanza generosi, con gambo medio, nelle misure dal 2 al 4, per innescare bocconi succulenti, come tocchetti di sardine, gamberi di paranza, striscette di calamari e il micidiale cappellotto che spesso risulta essere l’esca preferita dalla tanuta.

In pratica - Una volta individuate le tanute sullo strumento, ci si ancora e si effettuano delle calate di prova per verificare l’attività trofica in modo da valutare la necessità di effettuare sin da subito la pasturazione. Per questa operazione possiamo usare sfarinati, e tocchetti di sarda da calare sul fondo col pasturatore a sgancio rapido, con moderazione, evitando miscelati che possano attirare pesce foraggio come mennole e boghe. Sopravvenendo un’eventuale stanca ma con segnali interessanti staccati dal fondo, possiamo adottare la “prolunga del piombo”. Ossia uno spezzone di nylon, dello 0,30 lungo tra i 3 e 10 metri, da inserire tra la girella bassa del terminale e il piombo, che riporta le esche all’altezza operativa.

Correntina - In ultima analisi, dovendo vincere l’ingiustificata inappetenza, conviene passare a sistemi di pesca molto leggeri come la “corrrentina”. Passiamo quindi a una canna di 2,5–3 metri, con vettino ultra sottile e morbido e un mulinello fisso del 5000-6000, imbobinato con nylon dello 0,30. Il terminale di circa due metri di fluorocarbon di diametro variabile dallo 0,24 a massimo 0,30, a seconda delle dimensioni delle prede, viene fissato con una girella tripla alla lenza madre, e può essere rinforzato negli ultimi 4-5 cm, per una maggior tenuta contro eventuali lesioni da dente affilato. La zavorra, scalare, piccole sfere di piombo spaccate da pinzare leggermente o tramite piccole torpille da pochi grammi, può essere posizionata sulla lenza madre a circa due centimetri dalla girella tripla. La necessaria naturalezza dell’esca è garantita se il complesso pescante non risulta appesantito da troppo piombo, fili rigidi e spessi e esche che favoriscono l’avvitamento. In base alle esigenze di profondità e corrente regoliamo l’affondamento a salire, incrementando la zavorra con pochissimo piombo e grammature che vanno da 1 grammo a massimo 10 grammi, senza mai superare i 20, altrimenti si compromette la credibilità dell’esca. Dopo aver innescato un bel tocchetto di sardina o una bella striscia di calamaro, con l’archetto aperto, lasciamo il filo in bando che scende in corrente, in attesa dello strike che spesso avviene proprio in caduta.

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