Alalunga Cercasi

È la preda più ambita nella traina d’altura, tra i pesci più sportivi ed entusiasmanti che si possano incontrare nel Mediterraneo. Se insidiata con attrezzature adeguatamente leggere può essere un avversario di tutto rispetto.

foto in alto: Domenico Scoppelliti a pesca su una batimetrica dei mille metri si è imbattuto in questa meravigliosa alalunga che ha assalito un jet.

Oggi con le limitazioni imposte alla pesca del tonno rosso, l’alalunga è diventata protagonista indiscussa della pesca in mare aperto, con un incredibile seguito di equipaggi che si sono specializzati nella sua pesca. Chi oggi si avvicina alla traina d’altura, non può non conoscere le abitudini di questo splendido pelagico e i piccoli segreti per insidiarlo.

La storia - Un tempo l’alalunga era sinonimo di basso Adriatico e canale di Otranto. In quel tratto di mare, infatti, si poteva contare su un’altissima concentrazione di questi tunnidi, tale da rendere queste acque un vero e proprio hot spot a livello mondiale per la pesca d’altura in light tackle. Poi con il passare degli anni, grazie ad alcuni pionieri tra cui Fabrizio Bonanni, le alalunghe sono state individuate lungo tutte le coste tirreniche e intorno alle isole, trasformando questo pesce in una tra le prede più interessanti della traina d’altura. 

L’autore, pur abituato a tante catture, riesce ancora a emozionarsi e non trattiene la gioia per un bel combattimento. Per questa alalunga ha utilizzato un minnow di cm 14 con paletta metallica.

 La ricerca - L’alalunga è un pelagico migratore che inizia il suo passaggio in primavera, per tornare in alto mare con l’arrivo dei primi freddi. La si può insidiare da maggio a novembre, a seconda dell’area in cui si opera. Raramente frequenta batimetriche inferiori ai 700 metri e generalmente s’insidia tra i 1000 e i 2000 metri. La taglia media presente nei nostri mari si aggira tra i 5 e 15 chili, con punte massime che sfiorano o superano di poco i 20, ma in Atlantico, può tranquillamente raggiungere e superare i 40 chili. Si nutre prevalentemente di pesce azzurro e cefalopodi, anche se non di rado segue i banchi di krill per nutrirsi del prezioso crostaceo. Conduce vita gregaria, spostandosi in fitti banchi di decine o centinaia di esemplari, questo la rende facilmente individuabile e circuibile dalle cianciole volanti, che dirottano verso le sue preziose carni, quan-do la pesca del tonno è chiusa. Gli indizi che possono portaci all’individuazione delle alalunghe sono i classici dell’altura: uccelli che volano bassi, relitti galleggianti e derivanti, grandi assembramenti di mangianza e, non ultimo, l’avvistamento di grossi cetacei, sotto i quali sia tonni che alalunghe navigano protetti da altri predatori e si nutrono del krill che i grandi cetacei cercano e mangiano. Da non sottovalutare le spadare e le ferrettare ferme in mezzo al mare, che calano parangali e derivanti proprio nelle aree di passo dei pelagici. Per chi inizia la traina d’altura, è sempre preferibile pianificare la battuta di pesca sulla carta nautica, sia per avere dei riferimenti durante la navigazione e la pesca, che per una visione d’insieme dell’area geografica in cui si pescherà. 

Alalunga al game over allamata con un generoso minnow. 

 La pesca - Date le sue dimensioni, che raramente oltrepassano i 20 chili, l’alalunga può essere insidiata con attrezzi leggeri e lenze sottili, aumentando così la sportività dell’azione di pesca. In gara è un pesce che spesso viene pescato con lenze da 8 o 12 libbre, ma nella pesca di tutti i giorni, le 20-30 sono il giusto compromesso per non esasperare l’azione di recupero. Generalmente il calamento si compone collegando 4-5 metri di terminale di mm  0,50-0,70 in fluorcarbon alla lenza in bobina. Per collegare lenza madre a terminale si può eseguire un nodo allbright, che alla resa dei conti è uno tra i più rapidi e semplici da realizzare. Al culmine del terminale si lega una girella con moschettone o un moschettone semplice, al quale andrà inserita l’esca. Al contrario del tonno che viene attratto dalla scia dei motori e quindi predilige le esche “a corto”, l’alalunga al passaggio della barca affonda leggermente, quindi di solito non nota le esche che navigano nella scia dei motori. Questo impone una disposizione delle esche abbastanza distanziate dalla poppa della barca. Come formazione standard, pescando con 5 canne, si calano le due esterne laterali a 100-120 metri, armate con jet o piume a testa metallica, le due medie a 70-80 metri armate con minnow e la più corta centrale a circa 60 metri da poppa o comunque al termine della schiu-ma dei motori, con un jet a testa metallica o un terzo minnow.

in partenza o al rientro, l’ordine in pozzetto è imperativo, per la sicurezza e per il buon esito della battuta.

Un’altra configurazione che spesso fa ottenere ottimi risultati, specialmente con mare calmo, consiste nel filare in mare 5 minnow dello stesso colore posizionati quasi in linea dietro la poppa, tra i 50 e 70 metri di distanza. La stessa formazione di esche può essere adottata anche con piume o jet, ma quando la superficie del mare è increspata.  Essendo un pesce che generalmente conduce vita gregaria posizionare le esche vicine tra loro potrebbe simulare un branco di prede e stimolarne l’aggressività. Come regola generale ci si può basare sul principio che con mare piatto sono da preferire i minnow, mentre con mare increspato ci si deve orientare su piume o jet. Ovviamente questo è soltanto puro nozionismo e come si sa, nella pesca, non c’è mai una regola assoluta. L’alalunga si nutre prevalentemente di sardine e alici e questo ci deve dare un primo indizio sulle dimensioni delle esche da utilizzare.

Le esche - I minnow da preferire sono quelli con paletta metallica di cm 11 e 14, spesso però, a causa dell’affondamento delle alalunghe, i modelli iper affondanti di ultima generazione, danno ottimi risultati. La paletta metallica, come è ormai assodato, oltre a far affondare il minnow, emette riflessi luminosi che attirano i pesci. Sulle colorazioni bisogna essere eclettici, per esempio filando in acqua artificiali che non hanno alcun riscontro in natura, ma che, evidentemente, stimolano la curiosità dei pesci, oppure, a nostra insaputa vengono visti in maniera completamente diversa da quella che noi immaginiamo. Da tenere sempre in considerazione il viola, il giallo, l’arancione e il rosa. Entrando nel mondo delle esche di superficie si scopre un vero e proprio universo. Ognuno di noi ha l’esca segretissima, che nella maggior parte dei casi cattura di più perché è quella che passa più tempo in pesca. Comunque alla luce dei fatti possiamo basarci su tre tipologie di teste: i jet in plastica o metallici; le ogive metalliche (bullet) e le ogive in plastica con colorazioni olografiche. Per i gonnellini ci si può basare su alcune combinazioni standard come il nero-viola, il bianco-arancio, il giallo-verde e il bianco. 


Distinguiamoli meglio - Nel Mediterraneo i due tunnidi più conosciuti e maggiormente presenti, sono l’alalunga e il tonno. Chi ha abbastanza esperienza di pesca ed è un profondo conoscitore delle specie ittiche, non ha il minimo problema e distinguere le due specie. Chi è invece alle prime armi potrebbe confonderle rischiando di incorrere in pesanti sanzioni, nel caso trattenga a bordo un tonno scambiandolo per un’alalunga. Le differenze morfologiche sostanziali sono relative alla forma del corpo: il tonno ha la testa più grande e il corpo più affusolato dalla pancia alla coda, rispetto all’alalunga che è più a forma di barilotto. Ma le due differenze sostanziali sono nelle pinne laterali, molto più lunghe nell’alalunga e negli occhi, sensibilmente più piccoli nel tonno. Il tonno poi, allo stato giovanile, presenta delle screziature molto evidenti nella parte inferiore tra l’addome e la coda e le pinnette presenti tra la pinna dorsale e la coda, tendenti al colore giallo.

Tonno rosso (Thunnus thynnus)

Alalunga (Thunnus alalunga)