Tra le varianti della pesca in drifting, vengono sempre prese in esame l'ancora o la deriva, ma dal Golfo di Napoli arriva una terza alternativa di origine professionale, da anni adottata anche dagli sportivi: il paracadute.
foto in alto: il tonno è in assoluto la preda più ambita dei nostri mari, possente, instancabile e potente è in grado di mettere a dura prova anche il pescatore più esperto e navigato, specialmente se si tratta di un esemplare di taglia considerevole come questo, in apertura, catturato dall’autore.
Il drifting al tonno ha origini nel del Golfo del Leone in Francia e nasce con la barca ancorata. Da quel mare i pionieri del big game italiano l’hanno importato nelle acque antistanti la foce del Po, ricalcandone la tecnica e praticandola ancorati, nonostante la sensibile differenza di profondità. Nel frattempo nasceva una scuola parallela con la variante di pescare con la barca senz’ancora: ovvero trasportata dalla corrente e/o dal vento. Negli anni a seguire le due scuole si sono divulgate in tutt’Italia dividendo gli amanti di questa tecnica tra coloro che ritengono più valida la pesca all’ancora e chi pesca rigorosamente scarrocciando. Negli ultimi anni però è nata una terza corrente di pensiero che nasce nelle acque del golfo di Napoli. In questa regione infatti, a causa delle elevate profondità (raramente si pesca a meno di 200 metri di fondo) risulta molto impegnativo ancorare la barca, quindi l'unica alternativa sarebbe pescare in deriva, con il rischio di avere vento o corrente forti e quindi scarrocciare troppo velocemente. Queste difficoltà hanno ingegnato le fervide menti dei partenopei, facendogli studiare un sistema di pesca in drifting del tutto singolare: la pesca con il paracadute.

Deriva e ancora - La pesca ancorati e quella in movimento si differenziano notevolmente, soprattutto per quanto riguarda l’andamento della pastura e presentano entrambe vantaggi e svantaggi. Spesso chi è alle prime armi non si rende conto di ciò che accade durante la pasturazione e soprattutto dove va la scia di sardine, ma è un fattore importantissimo. La pesca senz’ancora è sicuramente più semplice e chiunque si a vicini al drifting lo fa pescando con la barca in movimento. In questa variante la barca viene trasportata più o meno velocemente dalla risultante di vento e corrente. Essendo l’opera morta molto maggiore rispetto a quella viva però, in genere è il vento ad essere dominante nella direzione della barca, rispetto alla corrente. Questo determina che la barca si muova nella direzione del vento e le lenze si stendano in direzione opposta. In questa situazione si noteranno le sardine della pastura andare verso le esche e tutto il contesto darà l’idea di creare una scia lunghissima pari allo spazio coperto dalla barca in movimento. In realtà è la barca ad allontanarsi dalla pastura, la quale gettata in acqua rimane più o meno dove sta, prendendo poi la direzione della corrente a noi ignota. Se la barca invece che essere spostata dal vento, vene spinta dalla corrente, la pastura potrebbe addirittura scendere di qualche metro per poi prendere la stessa direzione della barca e seguirla, percorrendo entrambi la direzione della corrente. Questo spesso porta i tonni sotto barca a 40-50 metri, perché la pastura affondando segue la barca e vi si pone sotto la perpendicolare. La pesca con la barca in movimento si basa sul concetto di compiere molta strada, aumentando le possibilità che un tonno incroci la scia di pastura e le segua fino alle esche. La pesca ancorati è diametralmente opposta. Quando la barca viene ancorata la prua si dispone controvento o controcorrente, a seconda dell’intensità del vento e di quanto questi sia dominante nei confronti della corrente. Le lenze si allontanano dalla barca portate dalla corrente e nella stessa direzione naviga la pastura. In questa situazione la pastura cammina lungo la corrente, qualsiasi direzione essa prenda, creando una scia lunga e omogenea che se incrociata dai tonni, li porta quasi sicuramente sulle esche.

Il paracadute - Le origini di questo sistema di rallentamento della barca sono sicuramente da ricercare tra i professionisti che anticamente pescavano i tonni con il cordino a mano. Trovandosi di fronte a condizioni impossibili da superare con i comuni sistemi di rallentamento (ancore galleggianti) hanno provato a rallentare la barca con un paracadute del tipo militare. Tale sistema, risultato da subito di grandissimo effetto, è stato poi acquisito dai pescatori sportivi napoletani e sorrentini, tra cui il compianto Giacomo Bot e Francesco Russo, precursori della pesca al tonno in queste acque.
Come funziona - Spesso il termine “paracadute” indica le ancore galleggianti di grande diametro, in questo caso ci troviamo di fronte a un vero e proprio paracadute circolare, con 30 cordini. Questo sistema però non funziona come un'ancora galleggiante la quale rallenta lo scarroccio della barca trascinata dalla risultante di vento e corrente. Il paracadute calato a diversi metri di profondità prende la corrente di mezzo-fondo e trascina la barca nella direzione di tale flusso d'acqua. Con la pratica si è visto che la sua portanza è tale da vincere la forza del vento e della corrente superficiale e far procedere la barca con una direzione ben precisa, che poi è quella che prenderà la pastura.

Paracadute a mare - Per chi pesca le prime volte a drifting con il paracadute, riuscire a capire ciò che sta succedendo sott'acqua non è sempre facilissimo, tutt’altro. Il paracadute viene calato in mare dalla parte opposta rispetto al culmine dei cordini e trascinato in acqua per eliminare le bolle d'aria dal suo interno, finché affonda. Da questo lato c'è una cimetta di recupero con un parabordo che sta in superficie. Quando è ben steso e non sono presenti bolle d'aria al suo interno lo si abbandona per poi fissarlo alla barca dal lato opposto (ovvero dalla parte dove in teoria dovrebbe esserci il vero paracadutista) mediante una cima lunga 25-50 metri che reca alla fine una piccola boa per il successivo abbandono in mare in caso di ferrata del tonno. Il paracadute affonda e si gonfia con la corrente, fino ad assumere un assetto ottimale. A questo punto questo grande ombrello prende la corrente di mezzo-fondo e trascina la barca nella stessa direzione.

La pesca - Pescando con il paracadute il primo effetto che si nota è l'andamento della pastura. Al contrario della “pesca ancorati” in cui la pastura si allontana dalla barca in corrente e della “pesca in deriva” in cui la barca si allontana dalla pastura perché trascinata dal vento, con il paracadute barca e pastura procedono alla stessa velocità della corrente. In questo modo si vedranno cadere le sarde sotto la perpendicolare della barca oppure trascinate via dalla corrente di superficie per poi tornare sotto la barca con la corrente di mezzo-fondo. Questa situazione crea un'ampia area pasturata sotto la barca, una nuvola che si muove con la corrente e con la barca. In questo modo si creano delle condizioni del tutto particolari per attirare i tonni nell'area pasturata, dove trovano le esche con l'amo. Un altro grande vantaggio che si ottiene pescando con il paracadute è che le lenze procedono alla stessa velocità di barca e corrente e non devono vincere l'attrito dell'acqua per affondare. Di conseguenza bastano zavorre leggerissime per posizionarle in pesca anche a 70-80 metri con il duplice vantaggio di avere dei complessi pescanti molto morbidi e fluttuanti nell'acqua.
Commenti ()