Fluorocarbon, trecciato, nylon. Quando, dove e quale è meglio scegliere nella pesca delle spigole? A volte la risposta non è scontata.
foto sopra: Michele Anedda, giovane spinner con una predilezione per le soft bait, solleva una spigola pescata appena dopo l’alba, in una fredda giornata di febbraio.
Nello spinning in mare, come filo per imbobinare si adopera quasi esclusivamente il trecciato. In passato però non è sempre stato così. Si preferiva il semplice nylon, più facile da reperire e, a parità di lunghezza e sezione, molto più economico. Ma i progressi tecnologici e la richiesta del mercato hanno facilitato lo sviluppo dei fili in multifibra che ormai si trovano a prezzi molto più contenuti e hanno caratteristiche eccellenti. Se però ci soffermiamo sul solo spinning dedicato alla ricerca della spigola ci accorgiamo che, in alcuni casi, ha ancora senso usare il nylon. E poi c’è il fluorocarbon che merita un discorso a parte. Andiamo quindi per ordine. Si fa presto a parlare di spinning, è una tecnica che ormai abbraccia un ampio ventaglio di possibili catture, con un sempre maggiore numero di esche, sia hard (in plastica, legno o metallo) che soft (gomme e siliconiche). Limitando il discorso alla ricerca della spigola riusciamo però a restringere il campo e, almeno in linea di massima, trovare alcuni punti saldi. La spigola è un predatore che diventa molto attivo in inverno: spiagge, scogliere e foci sono i suoi abituali terreni di caccia.

Come risaputo si tratta di un predatore astuto, sospettoso e, una volta in canna, non estremamente resistente. È una tra le prede più desiderate nello spinning e le aziende del settore hanno creato intere linee di canne, mulinelli, fili e esche dedicate. Per semplificare il discorso, si pescano soprattutto con artificiali di dimensioni e peso molto contenuti. Per quanto riguarda le esche, indicativamente andiamo sui 10 centimetri di lunghezza e 10 grammi di peso, valori che però possono variare a seconda del modello e delle situazioni di pesca. Questi artificiali non hanno quindi un peso che consenta loro di andare lontano. Per massimizzare il lancio è utile usare fili sottili. In più, se non siamo in presenza di acqua torbida, è sempre meglio non trascurare il mimetismo. Adesso abbiamo le idee più chiare per la scelta del filo.

Trecciato o PE - Il trecciato, a parità di sezione, ha un carico di rottura molto maggiore di un nylon o un fluorocarbon. In Europa e più in generale in occidente si è sviluppata una classificazione basata sia sulla sezione che sul carico di rottura del trecciato e quindi sulla confezione sono riportati solitamente questi due parametri. Un metodo chiaro ma che richiede di memorizzare 2 numeri. I giapponesi hanno invece adottato il “sistema” PE, incentrato solo sulla sezione del filo. Per capirci, stiamo parlando dello stesso materiale: PE è l’acronimo di polietilene che è proprio lo stesso utilizzato per produrre i trecciati. Cambia il sistema di classificazione e dobbiamo dire che quello nipponico risulta più semplice e intuitivo perché richiede di memorizzare un solo numero. Ad esempio un trecciato con PE 0.8 equivale a un filo con sezione di mm 0,14 circa. Una volta imparata la classificazione giapponese ci dimentichiamo dello spessore. Ci basterà sapere che nello spinning alla spigola sono da preferire PE 1.0 o simili. Un PE 2.0 corrisponde a un filo con sezione dello 0,23, già eccessiva per i nostri scopi. Come accennato, i trecciati hanno un carico di rottura maggiore a parità di sezione. Ciò permette l’utilizzo di un PE 1.0 che aiuta a raggiungere distanze notevoli anche con arti- ficiali piccoli e leggeri. Un altro aspetto a favore di questa scelta è la poca (quasi nulla) elasticità che dimostra il trecciato quando è sottoposto a trazio-ne. Ha quindi una risposta pronta, praticamente istantanea, ideale sempre… o quasi.

Nylon - Non può essere diventato di colpo una schifezza! Il nylon si è sempre usato nello spinning, con ottimi risultati. Ma è stato spodestato clamorosamente dal trecciato che appare migliore in tutto e quindi sembrerebbe da preferire sempre. Ma se parliamo di spigole, di grosse spigole, ha senso riconsiderare il vecchio e fuori moda nylon. Gli esemplari davvero grandi nuotano in mare da anni, sono pesci astuti e con molta esperienza. Quasi mai attaccano le esche d’istinto o con violenza, ma preferiscono assaggiare il boccone prima di afferrarlo con decisione. Abbiamo quindi due possibili alternative: pescare con la frizione molto aperta; usare il nylon. La prima opzione è quella adoperata dalla maggior parte degli spinner evoluti. Ha però come difetto che ritarda la ferrata e quindi con gli esemplari di piccola e media taglia porta a ripetuti attacchi a vuoto. Il nylon, grazie alla maggior elasticità, dona allo strike un “ritardo controllato”, quell’attimo in più fondamentale per ingannare le grosse regine. Se quindi abbiamo placato la nostra “fame di catture” e ci vogliamo concentrare sulle “poche ma buone” ecco che il filo in nylon assume una nuova, stimolante valenza. Da non trascurare.

Fluorocarbon - Il fluorocarbon è un filo rigido, quasi quanto un trecciato e ha un indice di rifrazione vicino a quello dell’acqua. Si utilizza per lo più come finale. Usando del buon PE 0.8 in bobina, a questo si lega circa un metro di fluorocarbon. La sezione del fc va scelta in base alle condizioni puntuali. In ambienti con pochi ostacoli, come nelle spiagge e nelle foci si può usare una sezione dello 0,25 o anche inferiore. Dove però c’è il pericolo di incontrare ostacoli sommersi è meglio aumentare la sezione perché il fc soffre lo sfregamento. In bobina non si utilizza quasi mai, con un’unica eccezione. Adoperando canne e mulinelli da casting è meglio non complicarsi la vita con il trecciato che immancabilmente crea molte più parrucche perché più sensibile all’ostacolo creato dallo scorrifilo. In questo caso un buon fluorocarbon in bobina rappresenta il giusto compromesso tra rigidità e mimetismo. Ma questa configurazione entra in sofferenza con vento contro, anche non troppo forte e quindi, attenzione!
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