Sempre più...

Siamo in edicola col numero di gennaio, in quest’ultimo scorcio del 2011. C’è quindi lo spazio per rinnovarvi gli auguri per un altro anno sereno, e ricco, se non altro di pesci. Nel 2011 abbiamo vissuto memorabili esperienze in mare, purtroppo in assoluto contrasto con una gestione comunitaria che per l’universo liquido vede solo la desertificazione. Io vorrei capire dove sta la verità, e decidere, sulla base di dati inconfutabili, se e quali misure predisporre per la gestione di una risorsa che a nessuno conviene mettere in sofferenza. Risulta quindi imperativo, da parte nostra e di chi di riflesso vive di un bene pubblico, chiedere con forza un’azione seria, di studio e monitoraggio, per una conoscenza globale, condivisa e credibile universalmente. E non solo per quanto riguarda gli stock. È necessario mettere a punto un sistema di gestione che tenga conto degli equilibri ecologici, nelle prospettive che le linee generali dello sviluppo del pianeta, prefigurano. Per quanto mi riguarda non vedo positività nel sottoporsi supinamente alle restrizioni cui siamo di volta in volta assoggettati (pseudo licenze, contingentamento del prelievo, ecc.), se per contro non si palesa la volontà di guardare più il là del giorno che segue. Su questo tema e non solo, dovrebbero ritrovare convergenze gli operatori della pesca, oggi divisi su più fronti e di nuovo sui versanti fiume e mare. Una spaccatura che distoglie l’interesse dai problemi veri e che indebolisce la categoria. A farne le spese, alla fine, è sempre il pescatore, quello ricreativo, davanti a tutti, ossia la componente di gran lunga più importante, numericamente ed economicamente, del fenomeno pesca non professionale in Italia. Oggi, questa categoria non è rappresentata e rischia di essere governata da questa o quell’associazione che mai ha curato i suoi interessi. In Italia manca anche un riferimento condiviso. Un‘istituzione che abbia, in forza della sua autorevolezza, la capacità di proporre un calendario sulle azioni da promuovere, i cui benefici ricadano naturalmente sulla collettività e che magari sia di esempio in Europa. E di fatto, oggi, manca anche un appuntamento, che periodicamente riunisca domanda e offerta, case e appassionati, ricreativi e sportivi, base e istituzioni. Il Fishing show di Bologna, il prossimo febbraio, sarà orfano di quella parte commerciale e industriale che a Forlì ha cercato, forse senza successo, un’alternativa temporale più adeguata. Il World fishing di Roma soffrirà per la concomitanza con la più blasonata fiera emiliana e quindi per il 2012, complice anche l’Eudi show, trasferitasi a Milano, i pescatori italiani saranno sempre più divisi.