Quando cali le esche a fondo e arrivi a -200 metri e oltre, non sai mai come finirà. Spesso infatti tra occhioni e cernie puoi trovare specie inaspettate e a volte sconosciute.
foto sopra: l’autore sorridente e soddisfatto con due prede classiche del bolentino di profondità, una cernia e l’occhione.
Il fattore sorpresa è una delle caratteristiche più attrattive, a mio avviso, del bolentino di profondità. La distanza di questi due mondi, quello nostro fatto di aria e di luce sospeso su un guscio di vetroresina e quello sconosciuto fatto di acqua buio e pressione, rende estremamente emozionante calare le esche a oltre 500 metri di profondità, nella speranza di portare a pagliolo un esemplare extra large, una grossa cernia di fondale, un occhione preistorico… ma a volte le sorprese non riguardano le dimensioni bensì le specie. Rispetto a una battuta di pesca a bolentino nel sottocosta le specie che capita di pescare sono molte di meno, questo perché sono poche quelle che riescono a adattarsi alle condizioni di luce e pressione tipiche degli alti fondali. Ciò, tuttavia, non deve trarre in inganno, sulla ricchezza di biodiversità anche in questi ambienti estremi, non foss’altro perché può capitare che per dimensioni (troppo piccoli per il sistema pescante) o per abitudini (noi peschiamo solo a contatto con il fondo) sistematicamente non vengono mai catturate alcune specie sempre presenti sul posto.

Pesce luna - Un esempio è dato dal pesce luna (Mola mola) che non è una specie demersale ma si muove su e giù lungo la colonna d’acqua in cerca di cibo, frequentando i salti batimetrici fino a 1500 metri, e può capitare di essere catturato in fase di risalita, ma anche sul fondo. Vista la mole, i recuperi sono sempre lunghi, complessi e emozionanti, e immancabilmente accompagnati da un po' di delusione, perché per le sue fughe e la resistenza che oppone, ogni pescatore spera sempre di avere a che fare con un pesce spada. È una specie enigmatica, diffusa in tutto il globo e commercialmente pescata solo in oriente dove è considerato una prelibatezza, mentre nell’Unione Europea ne è addirittura vietata la vendita a causa di una tossina presente nelle sue carni, o almeno così si sospetta, visto che appartiene all’ordine dei Tetrodontiformi, parimenti al velenoso pesce palla. In ogni caso le carni sono veramente poche in termini quantitativi e difficili da estrarre dalla struttura cartilaginea che protegge tutto il corpo. Per questo, nel caso dovesse capitare di catturarne uno, conviene sempre rilasciarlo dopo qualche eventuale rapida foto ricordo. È una specie bellissima da ammirare, di aspetto circolare, ha solo due enormi pinne simmetriche mentre la caudale è solo un abbozzo; è privo di squame e la sua pelle può raggiungere lo spessore di cm 15. Quest’ultima ospita fino a cinquanta specie di parassiti e microrganismi, i quali possono provocare il fenomeno della bioluminescenza.

Ha l’abitudine di fermarsi in superficie mostrando un fianco forse per consentire agli uccelli di ripulirla dai parassiti. Da qui deriva il nome “sunfish” con il quale è conosciuto nei paesi anglosassoni. Il pesce luna raggiunge in oceano dimensioni considerevoli: alle Azzorre nel 2022 è stato pescato un esemplare lungo 3,3 mertri del peso di 2700 chili, mentre nel Mediterraneo in genere non supera i kg 400. In ogni caso è il pesce osseo (osteitto) che raggiunge le dimensioni maggiori in termini di peso, niente in confronto allo squalo balena che però è un pesce cartilagineo. È una specie molto longeva, si presume che possa vivere oltre 100 anni, ma è ancora molto sconosciuta sotto diversi aspetti. Si sa solo che le femmine sono più grandi dei maschi e che ha un’alimentazione molto varia che comprende zooplancton, meduse, piccoli pesci, molluschi, stelle marine e crostacei. Personalmente mi è capitato di allamarlo solo due volte a bolentino di profondità, e in entrambi i casi l’esca era un calamaretto.

Luccio imperiale - Un altro pesce raro, ma mi è capitato di pescarlo due volte in luoghi molto lontani tra loro, è il luccio imperiale, Sudis hyalina, appartenente alla famiglia dei Paralepipidae, meglio noti come barracudina. È una specie oceanodroma, meso e batipelagica, diffusa globalmente tra i 200 e i 2.000 metri di profondità e può raggiungere il metro di lunghezza. Rispetto ai suoi congeneri ha la caratteristica di avere un occhio più grande ma l’aspetto più peculiare è che risulta, appena pescato, quasi completamente trasparente. È un vorace predatore e mi è capitato di pescarlo, innescando la sarda, a alcuni metri dal fondo mentre ero alla ricerca di pesci castagna. Una curiosità: è una delle specie sospettate, a causa della sua dentatura, di essere fra i “cable-biters”, ossia i responsabili dei danni da morsi rinvenuti nei cavi sottomarini.

Ricciola di fondale - L’ultima specie che trattiamo è il Centrolophus niger, la ricciola di fondale, che precisiamo non ha proprio niente a che vedere con la ricciola che ben conosciamo. Infatti sia come colorazione (nera o blu scuro con il contorno delle pinne chiaro), che come caratteristiche morfologiche, che da un punto di vista tassonomico non ha nulla a che vedere con la Seriola dumerili. Gli stadi giovanili possono essere rinvenuti in superfice sotto i relitti galleggianti, ma in genere gli esemplari adulti, che raggiungono i 150 centimetri di lunghezza, hanno abitudini pelagiche di profondità e in genere possiamo rinvenirli fino a 1000 metri di profondità con un range prevalente compreso tra i -400 e i -700 metri. Anche in questo caso, ed è un comportamento opportunista tipico delle specie di fondale, sono onnivori e si nutrono di quello che trovano non disdegnando meduse e ctenofori. Non sono oggetto di pesca commerciale ma sono commestibili.

Un’ultima considerazione, spero che quest’articolo possa risvegliare in voi lo spirito del ricercatore e vi invito a segnalare alla redazione di questa rivista le vostre catture sconosciute, ma soprattutto vi suggerisco di evitare di farle passare dal pagliolo alla padella senza aver identificato prima la specie e le sue proprietà organolettiche o la sua eventuale pericolosità per la salute.
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