Manovre d'Ormeggio

Manovre d'Ormeggio

Per eseguire un corretto ormeggio bisogna conoscere l’effetto evolutivo della nostra imbarcazione e tutte le altre regole dell’arte marinaresca che riguardano il corretto utilizzo dei cavi, la capacità di mandare una cima a terra, quella di saper eseguire i nodi principali e la tecnica di disporre i cavi di ormeggio a terra. Naturalmente queste conoscenze risulteranno altrettanto utili nelle manovre di disormeggio, soprattutto se abbiamo altre imbarcazioni vicine e se spira vento contrario. Dovremo disporre a bordo di un certo numero di cavi (almeno quattro) di lunghezza e diametro sufficiente per garantirci l’ormeggio sicuro, più qualche cavo di scorta ed una sagola abbastanza lunga per poterla lanciare a terra e, ovviamente, un adeguato numero di parabordi da sistemare al momento opportuno lungo le fiancate e la poppa, per proteggere lo scafo da urti e sfregamenti. Molti penseranno che, dal momento che l’ormeggio verrà effettuato nel pontile del porticciolo nel quale tengono abitualmente la loro imbarcazione, le cime saranno già sistemate a terra e sarà sufficiente avvici- narsi in qualche modo al pontile, fintanto che, con il mezzo marinaio, non si riesca ad incocciare la gassa della cima d’ormeggio lasciata in banchina. Quasi sempre è così, ma vi garantisco che spesso si fanno delle magre figure, soprattutto nelle manovre di avvicinamento alla banchina. Pensate inoltre che potreste essere costretti ad ormeggiare in un altro porticciolo o semplicemente accostare ad un pontile che non sia quello abituale, magari per imbarcare o sbarcare una persona o fare bunkeraggio. La manovra di ormeggio comincia nelle ultime fasi dell’atterraggio, quando si entra in porto e ci si trova in prossimità della banchina o del pontile a cui attraccare. Distinguiamo i vari tipi di attracco nei due principali: attracco di poppa e attracco parallelo alla banchina.

Di poppa
Viene effettuato quando è necessario ormeggiare di punta (andana) con la poppa alla banchina. È certamente il più impegnativo per un’imbarcazione monoelica, soprattutto quando c’è ven-to e per l’imbarcazione con un’opera morta alta. Dovendo andare all’ormeggio con la poppa alla banchina, è sempre consigliabile dar fondo all’ancora, se non esistono corpi morti con relativo gavitello al quale assicurare una cima di prua. La manovra richiede un certo allenamento e una buona sensibilità. Dal momento che dovremo presentarci con la poppa alla banchina, avremo precedentemente effettuato un’accostata e, conseguentemente, conservato un certo abbrivo. Disponendo di un’elica destrorsa (che nella marcia indietro tende a portare la poppa dell’imbarcazione a sinistra), eseguiremo l’accostata in modo da portarci, con il minimo abbrivo, ad una distanza di due lunghezze di scafo, mantenendo l’asse longitudinale leggermente inclinato con la poppa a dritta del punto di attracco. A questo punto metteremo il motore indietro adagio, per spegnere l’abbrivo e cominciare a far retrocedere l’imbarcazione e, se dobbiamo dar fondo all’ancora (ma ricordate che questa manovra generalmente non è consentita nei porticcioli che dispongono di corpi morti), questo è il momento buono. Non preoccupatevi della posizione del timone, perché, nella prima fase della marcia indietro, è come se non ci fosse e non ha nessuna influenza. Noterete certamente che la poppa comincia a portarsi a sinistra, raddrizzando l’imbarcazione, che, una volta spento l’abbrivo, comincerà a retrocedere (se avete dato fondo all’ancora, filate la catena senza farla entrare in forza). È a questo punto che il timone, investito dai filetti fluidi causati dalla marcia indietro, diviene nuovamente sensibile permettendoci di dirigere l’imbarcazione verso il punto desiderato. Se non abbiamo dato fondo all’ancora, dovremo predisporre un membro dell’equipaggio a poppa, che avrà il compito di prendere, con il mezzo marinaio, la cima assicurata al corpo morto e di portarla velocemente a prua, senza farla entrare in tensione. Questo è quanto avverrebbe in una giornata priva di vento o con vento moderato. La scelta dell’angolo di inclinazione dello scafo dipende naturalmente dalla velocità dell’abbrivo, dalla presenza di vento laterale, dalle caratteristiche nautiche di ciascuno scafo e dal tipo di elica, dal fatto che abbiate o no dato fondo all’ancora, fattori che dovranno essere tenuti presenti nelle fasi di studio del comportamento della nostra imbarcazione. È bene ricordarsi che tutti gli scafi, in assenza di abbrivo, hanno la tendenza a raggiungere la condizione d’equilibrio, traversandosi al vento e scarrocciando sottovento qualunque sia la loro posizione iniziale, fatta, eccezione per alcuni tipi di scafi a causa del loro pescaggio più pronunciato a poppa o per la presenza di alcune soprastrutture notevoli e per quelli che hanno dato fondo all’ancora, ovviamente. Tutte queste considerazioni sono, di carattere generale e dovranno essere sperimentate a bordo (in acque libere), perché sono tipiche di ogni singolo scafo e mutevoli come sono mutevoli le condizioni meteo (vento, onda e corrente). Valutate, perciò, attentamente il comportamento del vostro scafo in situazioni di vento, sia quando avanza, che quando retrocede; controllate come il vento, soprattutto quando questo è al traverso, influisce nella manovra di evoluzione.

Parallelo
Questa manovra è certamente più semplice della precedente, anche se, comunque, richiede sempre una buona conoscenza dell’imbarcazione ed una discreta preparazione del comandante. La scelta del lato da presentare alla banchina è determinante per una buona riuscita dell’operazione. Pertanto, essendo se si è dotati di elica destrorsa, converrà attraccare con il fianco sinistro, in quanto, procedendo a velocità moderata e leggermente obliqui alla banchina, si potrà approfittare della normale accostata della poppa verso sinistra una volta che l’elica è stata messa indietro per annullare l’abbrivo e raddrizzare l’imbarcazione. Se vi fosse vento che spira verso terra, sarà necessario mettere l’elica indietro ad una certa distanza dalla banchina, perché il vento contribuirà a mantenere lo scafo traversato e a spingerlo lateralmente verso la banchina. Se, invece, il vento spira dalla banchina, sarà meglio portare la prua quasi a toccarla, prima di mettere la marcia indietro per fermare lo scafo e farlo raddrizzare. An-che con vento che spira da prua o da poppa occorre fare attenzione nel decidere come manovrare. Con vento e corrente di prua si dovrà procedere con maggiore velocità, perché arrivare all’ormeggio con poco abbrivo favorisce la tendenza naturale che ha lo scafo a traversarsi. In questa situazione è bene mandare presto una cima a terra, facendole dare volta in un punto posto a pruavia del punto di attracco; questo favorirà l’avvicinamento dello scafo alla banchina. Con vento di poppa la manovra è più complessa perché saremo costretti ad arrivare al punto di ormeggio con poco abbrivo e sarà necessario tenere la marcia indietro per un tempo maggiore per fermare l’imbarcazione e ciò presuppone che si arrivi all’ormeggio con un angolo maggiore. È consigliabile mandare presto a terra un cavo di poppa ed uno spring di prua, facendo attenzione che non entrino in  tensione bruscamente; questi due cavi, agendo assieme, agevoleranno sia lo spegnimento dell’abbrivo che l’avvicinamento dello scafo parallelamente alla banchina.