Light Spinning

La variante light permette, nello spnning, di ampliare il ventaglio delle possibili catture in modo quasi infinito, rendendo questo approccio il più adatto per chi si avvicina per la prima volta alla pesca con gli artificiali.

foto in alto: l’autore con un bel sarago maggiore ingannato con un’esca siliconica montata su testina piombata.

Da quando ho iniziato a pescare a spinning mi sono sempre rivolto a una tecnica mirata alla ricerca dei grandi predatori. Pensavo che ciò fosse possibile solo con un’attrezzatura molto “pesante” e snobbavo quindi le varianti light dello spinning. È vero, i grandi tonni, le ricciole, i dentici, sono tutte prede che per essere affrontate nel modo migliore richiedono canne molto robuste, mulinelli capienti e dotati di una frizione da “carro armato” e fili grossi e resistenti. Ma questa tecnica richiede anche molta esperienza, dedizione e un dispendio di forze ed economico non trascurabili. Non è quindi la via giusta per chi si avvicina per la prima volta alla pesca con gli artificiali. Negli ultimi anni ho però scoperto una variante dello spinning che è agli antipodi rispetto allo spinning pesante. Stiamo parlando del light spinning. All’inizio dedicavo solo poco tempo a questa pesca leggera, ma ormai le mie “uscite light” equivalgono se non addirittura superano le “uscite strong”. Da subito voglio rivelare l’aspetto che per me è fondamentale: lo spinning light funziona se si usano fili sottilissimi!

Uno scorfano coloratissimo, fregato con una soft bait.

Parte tutto dal filo - Canne con potenza non superiore a 12 grammi; mulinelli piccoli, diciamo intorno alla misura 2500; trecciati dello 0,08 a cui si lega un ottimo fluorocarbon, anche questo sottile, intorno allo 0,20, 0,25 solo in particolarissime condizioni (pericolo di incaglio molto alto o grosse probabilità di “incocciare” la preda XL). Quindi un set up veramente leggero. Ma che roba è questa? Siamo sicuri che con questa attrezzatura si possa pescare qualcosa dalla scogliera? La risposta è affermativa. Lo spinning leggero credo sia il modo migliore per avvicinarsi alla pesca con gli artificiali. I motivi sono almeno tre: l’attrezzatura non è costosa, aspetto che soprattutto all’inizio non è trascurabile; si adatta a situazioni molto diverse, dalla pesca in porto a quella in scogliera, con mare calmo, con schiuma e con mare mosso; non ci sono limiti alle prede che possiamo insidiare. Il motivo per questa abbondanza di prede catturabili è nel tipo di insidia che si utilizza: piccole esche, per lo più morbide, che imitano vermi, granchietti, gamberi, insomma la dieta di tutti gli abitanti del mare. Per gestire le esche molto piccole c’è bisogno però di fili molto sottili: in bobina si avvolge del trecciato con sezione dello 0,09 o 0,08, come già accennato. Un filo finissimo, oltre che rendere il movimento dell’esca molto più naturale, fa meno attrito in acqua e quindi “rimane in pesca” anche in condizioni di grossa turbolenza, schiuma e onde. E queste sono le condizioni che dobbiamo cercare se stiamo cercando i grossi saraghi. Il filo sottile aiuta molto quando si pesca in scogliera, sfruttando le schiumate. C’è chiaramente anche un rovescio della medaglia e cioè dobbiamo accettare che ogni tanto il pe-sce vinca e riesca a scappare. Un filo sottile ha un carico di rottura minore e basta un piccolo sfregamento su una roccia per tagliarlo di netto.

Un bel sarago maggiore, pescati con soft bait della Berkley, vendute in confezioni sigillate; in questo modo si preserva l’intensità degli aromi (calamaro, sardina...) che rendono tali esche molto catturanti

Gomme con testine ma non solo - Le esche classiche del light spinning sono piccole imitazioni di vermi o gamberi, in gomma o silicone. Si montano su testine piombate con una grammatura che al massimo può arrivare a 5 o 6 grammi, ma solo se ci accorgiamo che c’è una forte corrente. Personalmente trovo ottime le esche siliconiche della serie Gulp di Berkley. Tutti gli spinner che amano le acque interne e in particolare lo spinning alla trota le conoscono bene. Sono vendute in piccoli barattoli o bustine sigillate; esistono modelli pensati per la pesca in mare e sono proposti in tanti aromi diversi. Trovo che quelle “scentate” con aromi di calamaro o sardina siano le più catturanti. Orate, mormore, saraghi, scorfani, aguglie, occhiate, tanute, tordi…, vanno tutti pazzi per queste esche. Il tipo di esca detta anche l’amo adatto. Anche qui la scelta è light, con ami che non superano mai la misura del 4. Ho accennato al tipo di mulinello più adatto, intorno al 2500. Le canne che si fanno apprezzare hanno una potenza sotto gli 8 grammi; modelli con azione sino a 12 grammi si utilizzano solo in alte scogliere e molta turbolenza. Anche la lunghezza dei fusti, nei modelli light è superiore rispetto alle sorelle maggiori, arrivando anche a 260 centimetri e più.

Azione di pesca - Per chi è alle prime armi il consiglio è quello di iniziare per gradi dedicando alcune ore a questo tipo di spinning. Una volta individuato lo spot si lancia l’esca con la testina piombata, non troppo lontano da noi. Quando la testina raggiunge il fondo la si fa saltellare, sfruttando l’azione della canna. Il recupero non è mai troppo veloce ma è intervallato a molti stop. È in questa fase che ci accorgiamo dell’importanza dei fili sottili che riescono a mantenere l’esca sul punto scelto, risentendo meno dell’attrito dell’acqua e della schiuma. La configurazione light ci regala la possibilità di avere sempre il contatto diretto con l’esca e con il fondale. E poi nulla ci vieta di usare piccole esche dure, a patto di rispettare il range di potenza della canna. Piccoli jerk o crank e anche jig, con lunghezza mai superiore a 4 centimetri, si dimostrano molto efficaci se vogliamo sondare anche le fasce d’acqua ben sopra il fondale. La sorpresa è sempre dietro l’angolo. In configurazione leggera mi è capitato di pescare anche belle ricciole e carangidi del Mediterraneo, tutte prede che mettono alla prova l’attrezzatura, il filo e la nostra abilità. È anche per questo che mi sono appassionato a questa bella variante dello spinning che, secondo me, può essere condivisa da tutti gli spinner.

Paolo Angelani mostra un bellissimo carango del Mediterraneo, una cattura davvero spettacolare, soprattutto se ottenuta con una configurazione light.