La Zona dei Frangenti

Dall'ultimo frangente sino a riva, cercando le aree più adatte e produttive. In questa stagione dell’anno il surfcasting può regalare grandi emozioni, con un ventaglio di specie insidiabili davvero ampio.

foto sopra: la risacca, una zona dinamica, mai ripetitiva, dove i pesci arrivano in cerca di cibo.

Quando si arriva in spiaggia, ancor prima di sfoderare canne e attrezzatura, si osserva il mare. I siti meteo, le web cam (se presenti), i pareri di altri pescatori, contribuiscono a dipingere nella nostra mente un quadro che rappresenta solo una previsione delle condizioni che troveremo, una volta arrivati sullo spot di pesca. Se la spiaggia scelta è una di quelle frequentate con assiduità, difficilmente avremo delle brutte sorprese e ciò che troveremo non si discosta dalla situazione prevista; se invece la scelta è caduta su uno spot sconosciuto o quasi, è possibile che tutto o molto sia differente da quello che ci attendevamo. Comunque, che si tratti di una spiaggia conosciuta e “rodata” o di un nuovo spot mai provato in precedenza, solo quando gli stivali affondano sulla sabbia possiamo verificare il reale stato del mare e del vento. Molto, in un’uscita di surfcasting, si decide ancor prima di caricare l’attrezzatura in macchina perché la buona riuscita di una nottata di pesca dipende dal saper prevedere, il più realisticamente possibile, cosa succederà una volta arrivati in spiaggia.

Dall'alba al tramonto. Questo il periodo migliore per la pesca a surfcasting.

E forse l’aspetto più importante e più difficile da studiare è il momento migliore per affrontare il mare. Lo sappiamo, le condizioni ideali nel surfcasting si hanno quando, dopo giorni di vento costante e intenso che soffia sulla costa, finalmente inizia la fase di scaduta. È infatti in fase di scaduta che si riesce a lanciare, seppur ancora contro il vento residuo, abbastanza per sperare di raggiungere la distanza desiderata. È sempre in questa fase, nella scaduta appunto, che i pesci banchettano, nutrendosi di molluschi e vermi che la mareggiata ha precedentemente strappato alla sabbia del fondale. Se siamo stati bravi (e anche un po’ fortunati) arriveremo in spiaggia proprio quando in mare iniziano le condizioni ideali. A questo punto si entra nella fase attiva, quella della preparazione dell’attrezzatura e del lancio in acqua delle esche scelte. Lanciare, sì, ma dove?

Marco Anedda solleva un sarago pescato durante una mareggiata di libeccio. Il coriaceo bibbone congelato ha dimostrato la sua irresistibile capacità attrattiva.

Oltre il frangente - Le onde si formano al largo, sotto l’azione del vento. Lontano da riva queste si propagano sul mezzo (il mare) ma le particelle d’acqua si muovono con traiettorie circolari, rimanendo quindi pressoché nello stesso punto. L’ampiezza e il periodo dell’onda dipendono soprattutto dall’intensità e la durata dell’azione del vento. Quando l’onda arriva vicino alla costa e le particelle d’acqua, nel loro moto circolare, iniziano a toccare il fondo, l’attrito “rompe” l’onda e si entra in quella che viene denominata zona dei frangenti. L’onda smette quindi di oscillare e inizia il moto traslatorio verso riva di grandi masse d’acqua. Nel surfcasting si sfrutta proprio questa area. Se possibile, il primo punto dove lanciare l’esca è lontano, dove inizia la zona dei frangenti. Diciamo “se possibile” poiché non è detto che questo punto sia raggiungibile. Ma è sempre bene provare ad arrivare con l’esca in quest’area perché i pesci trovano le condizioni migliori per cibarsi, con il fondale smosso e ricco di nutrimenti. Ma se si vuole raggiungere questo punto si deve essere pronti ad accettare alcuni compromessi: usare ad esempio una lenza sottile in bobina, intorno allo 0,20 e anche meno; usare una paratura con un solo braccio-lo, non troppo lungo (massimo 80 centimetri); usare un’esca non troppo voluminosa, come una strisica di seppia, un cannolicchio o un bibi; preferire una zavorra aerodinamica che però al tempo stesso tenga il mare, come la classica palla. Nell’area appena oltre i frangenti nuota un’ampia varietà di pesci, ma su tutti saraghi e orate. Più raro è l’incontro con l’ombrina, una preda diventata ambitissima e purtroppo sempre più sporadica. 

Nella schiuma - In mezzo all’area dei frangenti la schiuma la fa da padrona. Qui pescare è molto impegnativo. Non di rado bisogna confrontarsi con immensi depositi di posidonia strappata al fondo e la corrente non segue un’unica direzione. Se possibile si cercano dei canaloni, facili da individuare perché in queste zone il mare appare più calmo. I pesci sfruttano questa sorta di autostrade, invogliati a percorrerle dalla presenza di molto cibo e che qui viene trasportato dalla corrente. Anche in questo caso il surfcaster deve giungere ad alcuni compromessi: se è vero che è possibile pescare con parature a due ami (anche 3 se le condizioni lo permettono), è pur sempre vero che la lunghezza dei braccioli, per rimanere in pesca in questa zona così turbolenta, non deve superare i 50 centimetri. Il controllo dell’integrità delle parature deve essere effettuato con un’alta frequenza e comunque mai oltre i 20 minuti. Infatti l’azione della corrente, dei detriti in sospensione e delle alghe, in poco tempo ingarbuglia i finali, rendendoli inutili. Si utilizzano esche resistenti, coriacee, quali piccoli seppie o strisce di calamaro, bibboni (interi, a caramella o rovesciati) e sardine. In quest’area la preda più probabile è il sarago che nuota agevolmente anche in condizioni che per gli altri pesci risultano proibitive.

Alberto Cossu con la spigola da copertina, pescata lanciando il mugginetto vivo a pochi metri da riva.

Sotto i piedi o quasi -Rimane un’ultima fascia da sondare, quella più vicina alla riva. Si tratta di una zona molto particolare, dove è difficile pescare con continuità visto che la morfologia della riva cambia continuamente. La risacca, correnti con direzioni irregolari, depositi di vegetazione e detriti, sembra un’area impraticabile. Ma se la mareggiata ha scavato un profondo gradino di risacca, una canna è qui che va lanciata. La preda più probabile è la spigola. Quindi si può usare una paratura con un solo amo con un bel muggine vivo o, eventualmente, un’anguillina sgusciante. Ma sono ottimi anche inganni a base di cannolicchio o piccole seppie intere. Tutto si basa sull’azione, non è certo un tipo di pesca statica, da birretta e seggiolina. Ed è importante la precisione del lancio e il controllo frequente delle esche e delle parature. Ma tanta fatica e dedizione è ripagata con le catture che hanno reso il surfcasting un’esperienza di vita leggendaria.