Due giovanissimi fratelli: Samuele già esperto pescatore e Gabriele alle prime esperienze con le onde. Surfcasting con il mare in fase costante, tra grossi saraghi e senso di fratellanza.
foto sopra: è ormai giorno quando, dopo un’intera notte di pesca, Gabriele Salis posa con un maestoso sarago, portato a riva dopo un recupero molto complicato.
Il mare non era in scaduta. Non c’era quel momento “magico” che tutti aspettano. Era una fase costante, onde regolari, schiuma continua, corrente sostenuta ma stabile. Molti avrebbero rimandato. Noi no! Perché certe battute non si fanno solo per il pesce. Si fanno per condividerle. Imparare ad affrontare il mare. Infatti, in queste condizioni, quando ancora la vera scaduta non è iniziata, le catture sono davvero difficili e il mare non ti regala niente. Devi “lavorare” ogni metro di spiaggia. Con mio fratello Gabriele abbiamo studiato la battigia con calma. La schiuma era uniforme, ma tra un frangente e l’altro si intravedevano leggere depressioni: piccoli canaloni nascosti. È lì che abbiamo deciso di pescare. Terminali semplici, puliti. Esche presentate con cura. In condizioni così il dettaglio conta più della distanza. Dopo quasi un’ora arriva la prima risposta: una mangiata secca, nervosa che mette la canna in bando a favore di corrente. Ferrata e combattimento con la preda che da subito tenta una fuga laterale, comportamento tipico del sarago. Si tratta della prima delle tante coppiole della nottata. Color argento vivo sotto la lampada, pinne tese, forza sorprendente per la sua taglia, ed ecco che escono i primi due saraghi.

La pazienza premia - Decidiamo di impostare la pescata con tre canne che stazionano in distanze diverse, per cercare di intercettare la fascia più redditizia. Le esche vanno a rotazione dalla seppia fresca al gambero e cannolicchio fino al bibbone regalatoci qualche settimana prima dal devastante ciclone Hanry. Io continuo a fare coppiole su coppiole. Gabriele ancora nulla. Decido di aiutarlo a spostarsi e cambiare settore. Ed è lì che comincia la vera magia. Dopo poco tempo Gabriele pesca il primo sarago di taglia. Continua la nottata... un susseguirsi di pesci. In alcuni momenti non riusciamo nemmeno a fermarci a parlare. Poi la vetta si appesantisce lentamente. Qualche vibrazione nervosa con la canna in corrente. Gabriele recupera, mette in tensione il filo e ferra. La risposta è ampia, potente con testate secche che ci fanno intendere si tratti del pesce della nottata. Dopo svariati minuti lo intravedo e si tratta di un grossissimo sarago. Quando lo accompagniamo a riva, nella schiuma rimaniamo increduli. Mai visto un sarago così grosso! Guardo Gabriele. Sorride. Ed è lì che capisco che la vera soddisfazione è condividere. La notte passa, lenta tra una canna in bando e qualche innesco. Arrivano le prime luci dell’alba le mani sporche dal nero di seppia, piene di tagli e di salsedine che ci fanno capire che la magia sta finendo e che questa nottata rimarrà un ricordo indelebile scolpito nella nostra vita.
“A volte i saraghi mangiano anche nei primi metri vicino a riva e non sempre la turbolenza é la chiave giusta per insidiarli.”

Tecnica - Con mare costante, ogni dettaglio conta. Niente lanci estremi. Niente ricerca ossessiva della distanza. Osservare il mare prima di posizionarsi é la parte decisiva della pescata. A volte passa anche un quarto d’ora, nel quale si osserva ogni minimo dettaglio del settore: periodo d’onda, alghe in sospensione, canaloni, secche o rocce in vista. Una buona lettura del mare è parte fondamentale per la riuscita di una pescata. Non facciamoci intimorire dal fatto che spesso il mare sembri meno agitato del previsto. A volte i saraghi mangiano anche nei primi metri e non sempre la turbolenza é la chiave giusta per insidiarli. Non sempre i pesci stazionano sulla lunga distanza. Specialmente questa disciplina ci insegna che grazie al movimento del mare e alla corrente, il nutrimento per i pesci potrebbe farli avvicinare a riva, anche più di quanto ci aspettiamo. Inizialmente è consigliabile lanciare in differenti fasce di pascolo contemporaneamente: la linea migliore potrebbe essere infatti molto lontano o, paradossalmente, ad appena 15 metri da riva. I travi sono i classici, la fanno da padrone parer noster e short rovesciato. Finali semplici, lineari, senza tanti fronzoli ed ami robusti capaci di resiste all’apparato boccale di questi sparidi. Le esche sono le classiche ma la seppia possibilmente fresca, quando possiede ancora le luminescenze, é sicuramente una marcia in più, una calamita per i saraghi in questa condizioni che non disdegnano anche gambero, cannolicchio e bibboni.

Non solo scaduta - L’esperienza che ho descritto è di una nottata nella quale in mare era costante, non “cambiava mai voce”. Quindi, con Gabriele, non abbiamo avuto nessuna finestra perfetta che si osserva quando il mare è in scaduta. Le onde erano regolari, schiuma continua, corrente viva ma stabile. Condizioni che molto spesso non regalano nulla. Condizioni che ti obbligano a pensare. Molti avrebbero rimandato ma io e Gabriele no! Perché certe battute non si misurano in chili, ma in ricordi, in sabbia calpestata e sorrisi che si intravedono solo dallo sguar-o. Ogni onda condivisa ci rende più consapevoli. Sembra quasi una frase di rito, ma il vero trofeo non è il sarago, non è la spigola, ma è tornare a casa con tuo fratello, riguardare le foto, parlare degli errori e delle scelte giuste, e sapere che quella passione continuerà. A differenza del “tutto e subito”, la pesca insegna l’opposto: attesa, rispetto, saper “leggere” la natura, e insegna a perdere senza arrendersi. Il surfcasting non è solo lanciare lontano. È alzarsi presto, preparare i terminali con cura, accettare il cappotto. È gioire per una sola mangiata. Mi rivolgo a mio fratello Gabriele ma in un certo senso mi rivolgo a me e a tutti i surfcaster: continua a vivere il mare con passione, ma sempre con rispetto; rilascia quando puoi; trattieni solo prede grosse; custodisci gli spot come si custodiscono i ricordi. Non dobbiamo solo cercare la foto da copertina perché il mare non ha bisogno di pescatori perfetti. Ha bisogno di giovani che lo rispettino, lo ascoltino e lo difendano. Perché il futuro della pesca è nelle nostre mani ma sopratutto è in quelle dei nostri fratelli più piccoli, senza dimenticare però chi ha dato origine a tutta questa magia. Dedicato a mio fratello Gabriele Salis.
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