Il profondo e lo sconosciuto evocano misteriose avventure. Anche a pesca! Sembra che gli abissi debbano per forza ricondurre a scenari inediti, emozionanti. E forse qualcosa di vero c’è. L’autore in queste pagine ci dà qualche interessante spunto.
foto in alto: riconoscibile dal colore azzurro, la verdesca ha un altro carattere distintivo, il muso appuntito, triangolare.
L’uomo è la specie dominante del pianeta Terra e nonostante abbia plasmato (ahimè) a suo piacimento gli ecosistemi, nutre ancora una paura ancestrale per le poche specie, in genere ben fornite di denti, per le quali può ancora essere preda, sia pur occasionale, e non predatore. Nel nostro ambiente preferito, tralasciando il falso mito dell’orca assassina, l’unico predatore che ancora incute timore all’uomo è lo squalo. Sicuramente, da una parte ha contributo a influenzare l’immaginario collettivo la serie di fortunati film di Spielberg di fine anni ‘70; mentre, dall’altra, lo squalo è un vero fossile vivente, appartiene a una categoria a se stante di pesci, cioè quelli cartilaginei, e non ha sicuramente un aspetto rassicurante. Per i suddetti motivi, nonostante la mia conoscenza in materia e la mia razionalità, non vi nascondo che i miei “bagnetti” al largo nel blu, magari dopo aver pasturato più o meno volontariamente, sono sempre molto brevi e circospetti. Nel Mediterraneo sono presenti numerose specie di squali, ma oggi ci dedicheremo alle specie catturabili a bolentino di profondità, anche se è difficile pensare che si possa mirare direttamente a queste specie. Infatti, gli squali rappresentano, per la nostra scarsa abitudine a consumarne le carni, quasi sempre una cattura accidentale, ma è bene conoscere le principali specie anche perché alcune di esse possono essere pericolose se non maneggiate con cautela.

Demersali - Le principali specie demersali che incontreremo più comunemente mentre pratichiamo la nostra amata pesca negli abissi sono le seguenti tre: il gattuccio (Scyliorhinus canicula) riconoscibile per una particolare colorazione marrone maculata è lo squalo più diffuso del Mediterraneo, raggiunge la dimensione massima di un metro e depone uova aderenti a gorgonie e coralli. In Italia è comunemente pescato e commercializzato (in Sardegna è uno degli ingredienti della burrida) ed anche ricercato in acquariologia. Lo zigrino (Dalatias licha), probabilmente il meno diffuso dei tre, distinguibile per una colorazione molto scura tendente al marrone sulla quale spicca il verde vitreo degli occhi. Lo si può trovare tra i 200 e i 1800 metri, è ovoviviparo come molte specie di squali e raggiunge la lunghezza di m 1,8. Lo spinarolo (Squalus acantihas), è una specie abbastanza diffusa, che raggiunge discrete dimensioni (fino a cm 150). Lo si trova in genere oltre i 300 metri di profondità, è ovoviviparo con un periodo di gestazione che arriva ai due anni e ciò lo rende molto vulnerabile. È pericoloso da maneggiare per la presenza di due aculei nella parte anteriore delle due pinne dorsali collegati a ghiandole velenifere; la tossina contenuta in queste ghiandole, in caso di puntura accidentale, provoca ferite molto dolorose.



come dice il nome… attenti alle spine, mentre proverete a slamarlo lo spinarolo si contorcerà con forza cercando di pungervi, in particolar modo con l’aculeo posto sulla seconda pinna dorsale.
Considerazioni - Le tre specie analizzate preferiscono fondali molli, prevalentemente fangosi. Se siamo alla ricerca delle prede principe del bolentino di profondità, cernie e occhioni, una grossa presenza di squali demersali può significare che… siamo nel posto sbagliato, o quanto meno siamo in una zona di confine.
Pelagici - Oltre alle specie demersali, può capitare di imbattersi in qualche specie di squalo pelagica che, incuriosita e attratta da pesci che si dibattono, luci, esche e scie odorose, decida di attaccare i nostri terminali in risalita o in discesa. Gli attacchi più frequenti avvengono ad opera della verdesca (Prionace glauca), uno squalo pelagico che arriva fino a 3 metri di lunghezza, non particolarmente pericoloso per l’uomo. Anche questa specie è ovovivipara e ad accrescimento lento e molto vulnerabile in quanto presente come bycatch di altre specie pelagiche commerciali.

Conclusioni - Per la loro scarsa appetibilità (anche se sono assolutamente commestibili), la fragilità ecologica e la difficile gestione a bordo di esemplari di grosse dimensioni, conviene sempre liberarli una volta catturati, dopo un’eventuale rapida foto di rito possibilmente in acqua, o a bordo con le dovute attenzioni. La totalità degli esemplari che vedete in foto è stata subito liberata, e per fortuna, anche nella pesca professionale, gli squali non vengono più considerati come un nemico da uccidere, ma come un “fossile vivente” da proteggere per non alterare gli equilibri degli ecosistemi marini. Gli squali nel Mar Mediterraneo sono tra le specie più minacciate al mondo, con oltre il 50% delle specie analizzate a rischio di estinzione. Questa grave vulnerabilità è causata da un mix di fattori biologici e, soprattutto, dall'intensa pressione antropica, in particolare la pesca eccessiva.

PRINCIPALI MINACCE E CAUSE DI VULNERABILITA’
- Pesca accidentale (bycatch) - È la causa principale. Squali e razze finiscono spesso nelle reti o sugli ami destinati ad altre specie (pesce spada, tonno), spesso con esiti mortali.
- Sovrapesca e pesca illegale - Nonostante i divieti, le catture intenzionali per carne, pinne e cartilagine, insieme alla pesca illegale, continuano a decimare le popolazioni.
- Caratteristiche biologiche - Gli squali mediterranei crescono lentamente, maturano tardi e hanno una riproduzione limitata. Queste caratteristiche rendono le loro popolazioni estremamente lente a riprendersi dopo un calo.
- Degradazione dell'habitat - L'inquinamento, il traffico marittimo e la distruzione degli habitat costieri riducono le aree di nursery e alimentazione.
STATO DELLE POPOLAZIONI
- Rischio estinzione - Più della metà delle specie di squali e razze nel Mediterraneo sono minacciate (vulnerabili, in pericolo o in pericolo critico).
- Declino storico - Negli ultimi 200 anni, le popolazioni di squali nel Mediterraneo sono diminuite di oltre il 97%.
- Specie critiche - Il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) è classificato come "in pericolo critico" (Critically endangered) nel Mediterraneo. Anche verdesche, mako e diverse specie di squalo angelo sono gravemente minacciate.
- Estinzioni locali - Oltre 13 specie sono diventate localmente estinte, specialmente nel Mediterraneo occidentale e nell'Adriatico.
Commenti ()