EDITORIALE 2/26

Solo il mese scorso, in questo stesso spazio, a proposito del piombo e delle future regole della Commissione Europea, abbiamo ipotizzato un 2026 di grandi rivoluzioni. A dar forza a questa facile previsione interviene ancora la stessa Commissione, che anticipa, pur con scadenze (10/1/2026) ormai inapplicabili, un monitoraggio elettronico della pesca sportiva da perfezionare attraverso una specifica app (RecFishing), ad oggi non ancora disponibile. La ratio sarebbe quella di tirare le somme su un fenomeno che incide sull’ecosistema ma non si sa fino a che punto. Il focus ricade in particolare su alcune specie: spigola, orata, tonno, lampuga, merluzzo giallo. Allo stato attuale però il progetto è ufficialmente e misteriosamente in stand by. L’immediata conseguenza di questo “inconveniente” è che il nostro Masaf concede il rinnovo della registrazione solo fino alla fine di febbraio, costringendo tutti noi a ripetere a breve (si spera) l’adempimento obbligatorio, che suona sempre più come un atto propedeutico a una forse imminente e non proprio benvenuta licenza di pesca ricreativa in mare. Del resto, in un recente tentativo oneroso di regolare l’attività, si proponeva di investire le relative quote in favore non della pesca sportiva ma di quella professionale. Per concludere, nell’imminente non c’è ragione di preoccuparsi, ma il futuro è quanto mai incerto. Il punto è che la Commissione Europea si sta muovendo malissimo (cosa ce ne frega a noi italiani del merluzzo giallo?), e non considera l’identikit del pescatore tipo, almeno qui in Italia, non proprio un teenager e tanto meno nativo digitale.

Alberto Belfiori