Editoriale 12/25

Editoriale 12/25

Il turismo sportivo rappresenta un segmento sempre più rilevante dell’offerta turistica e vale già il 10% del mercato globale, con una prospettiva di crescita annua del 35%. Nel 2019 l'Europa si confermava come il mercato più ampio del settore, seguita dal Nord America. Non sorprende, quindi, che secondo un’indagine Efti, riportata da Cbi - ente governativo olandese - il 14% dei tour operator europei proponga viaggi dedicati alla pesca sportiva: una nicchia che, in una classifica di nove specializzazioni, si colloca al secondo posto, preceduta soltanto da sport acquatici e diving (entrambi al 20%), ma davanti a golf (12%), attività adrenaliniche (10%), ciclismo (9%), viaggi di turismo sportivo (7%), sci (7%) e corsa (1%).

L’Italia, grazie alla varietà delle sue acque interne, costiere e d’altura, vanta un portafoglio di pratiche sportive e amatoriali e dunque tecniche di pesca, senza eguali in Europa, capace di attrarre milioni di appassionati e di superare la limitazione della stagionalità, generando un flusso di entrate equilibrato durante tutto l’anno. Inoltre, lo sviluppo della pesca amatoriale e sportiva favorisce la diffusione della vita all’aria aperta tra la popolazione locale e stimola investimenti in infrastrutture dedicate o nel miglioramento di quelle esistenti.

Si tratta di elementi di grande valore, oggettivi, valutati e verificati senza alcuna influenza esterna. In Italia esistono già iniziative lodevoli, spesso legate all’intraprendenza di singoli attori; tuttavia, per compiere un salto significativo è necessaria un’azione corale. Chi ha orecchie e testa per intendere…