Due ragazzi vincono il Master Fisher e con esso un viaggio nel paradiso dei pescatori, Capo Verde. Ecco il reportage di Nicola Sanna e Lorenzo Pintus, tra spiagge deserte, un mare ricchissimo e la ricerca dei grandi predatori oceanici.
di Nicola Sanna e Lorenzo Pintus
foto sopra: Lorenzo e Nicola con il risultato di una tipica pescata light a Praia de Santa Monica.
Tutto inizia due anni fa, quando Nicola Sanna e Lorenzo Pintus vincono il Master Fisher ’23, gara di surfcasting a campo libero organizzata dal Coxinas di Villacidro. Quella notte Nicola e Lorenzo sbaragliano la concorrenza e vincono, tra i tantissimi premi, anche una settimana a Capo Verde, il sogno di tutti gli amanti della pesca dalla spiaggia. Capo Verde è un arcipelago a circa 400 chilometri a ovest delle coste senegalesi. L’isola di Boa Vista, meta dei due fortunati pescatori, dista una cinquantina di chilometri a nord est rispetto a Santiago.
Dal Master Fisher al paradiso - Abbiamo rimandato la partenza a causa dei tanti impegni lavorativi. Finalmente, il 18 novembre ‘25 è iniziato il viaggio. Siamo partiti dall’aeroporto di Elmas con un solo zaino di kg 8 circa. Dentro, vestiti estivi, visto il caldo che ci attendeva al nostro arrivo. Facciamo uno scalo a Roma dove incontraiamo la nostra guida amica, Salvatore, che da quel momento ci coccola e ci introduce nella forma più bella della pesca e nei colori e sapori di questo stupendo arcipelago africano.

L’arrivo a Boa Vista - Il 20 ci imbarchiamo per l’isola di Boa Vista. Il volo dall’Italia dura circa 5 ore e mezzo. Il paesaggio che ci aspetta è totalmente desertico, ma noi non vediamo l’ora di raggiungere il mare, l’immenso oceano Atlantico. Boa Vista, per gli amanti della pesca, è un vero paradiso. Qui si possono insidiare i più grandi e forti predatori. Per prima cosa ci sistemiamo nell’alloggio, un appartamento spazioso, pulito e accogliente. Gironzoliamo per le strade di Sal Rey, una piccola e caratteristica cittadina con un piccolo porticciolo. La vera avventura inizia il secondo giorno. Iniziamo con una escursione in quad, il modo più veloce per attraversare e conoscere le spiagge, il deserto e tutto ciò che ci circonda. Una “cavalcata” di quattro ore, partendo da Praia de Santa Monica, per proseguire poi verso Praia do Curralinho, Praia da Varandinha e risalendo la costa verso nord oltre Praia de Chaves, Praia das Dunas fino a Sal Rey. Il pomeriggio trascorre in totale relax, in una delle tante spiagge che circondano il paesino e poi, la sera, dopo un’ultima passeggiata, di corsa a nanna. La sveglia suona di buon’ora e partiamo con Tore per Praia de Santa Monica, trasportati dal nostro piccolo fuoristrada. Ci rendiamo conto che la parola “convergenza” qui non è contemplata. Sia il quad che la jeep, per essere mantenuti nella giusta direzione, hanno bisogno di una guida attiva e attenta.

L’attrezzatura - La guida ci fornisce l’attrezzatura necessaria. Qui dalla spiaggia si pesca sostanzialmente in due modi: light e strong. Light per l’esca e cioè mormore (tutte oltre il mezzo chilo) e saraghi; lo strong per squali e lampughe per lo più. Si usano canne che permettono di lanciare spike di 120 grammi più l’esca viva. Lorenzo e io eravamo convinti di dover fronteggiare correnti impetuose, ma qui l’oceano è benevolo con i pescatori e quasi mai abbiamo dovuto aumentare la zavorra. Si utilizzano mulinelli fissi da 14000 e filo in bobina 0,60 diretto. Il finale è composto da 1,5 metri di lenza 0,80, un metro di cavetto da 120 libbre su cui si fissa un amo (intorno allo 7/0). Per la pesca delle mormore: filo in bobina 0,28 e shock leader 0,60. Peschiamo di giorno perché con la luce abboccano sia le mormore che i grossi predatori. La notte infatti sparisce tutto il pesce foraggio. Il nostro obiettivo sono i grossi squali limone (gli unici che accostano anche con il sole) e le lampughe. Nella Praia de Santa Monica il fondo rimane basso per i primi 20, 30 metri; segue uno scalino che porta sino a 30 metri di profondità. Peschiamo con due canne a testa, una light e una strong. I primi lanci sono impressionanti. Appena il piombo tocca l’acqua i pesci si fiondano sull’esca (gambero) e in un attimo ci procuriamo 4 mormore da 500-700 grammi, pronte per essere innescate vive. Quindi armiamo le canne pesanti, trave da circa 1,2 metri con sezione dello 0,70 e la paratura descritta prima. Al primo lancio Lorenzo cattura una lampuga di circa 7 chili.

La sera è trascorsa con altre piccole catture sulle canne leggere. Ma al tramonto ecco un’altra canna in piega, merito del primo squaletto della nostra avventura. Un piccolo limone che dopo due foto veloci liberiamo. Si è conclusa così la prima giornata di pesca.

Ultima spiaggia - Terzo giorno nell’isola, il caldo è assurdo, ma ci aspetta un’altra giornata piena di pesca. Ci concentriamo su mormore, saraghi, ombrine boccadoro, una pesca rilassante, perfetta per combattere l’afa. La serata in piazza, in un chiringhito con musica e balli tipici. Il giorno successivo sull’isola si abbatte un forte temporale che ci preclude la pesca (ma il relax è comunque gradito). Le strade si trasformano in acquitrini e le spiagge sono irraggiungibili. Poco male, ci rifaremo nei giorni successivi. Infatti, il quinto giorno, torna il sole e con esso il caldo assurdo (40 gradi fissi!). Abbiamo pescato un’infinità di pesci di tante specie: coppiole, triplette, tutte di taglia, insomma un divertimento assurdo. Ma il nostro obiettivo sono i grossi predatori e il sesto giorno siamo un po’ sconsolati, visto che dobbiamo restituire il fuoristrada a noleggio. Ci siamo detti “Non è ancora finita!”. Raggiungiamo la spiaggia in taxi, con la promessa che l’autista ci venisse a recuperare la sera dopo il tramonto. E così raggiungiamo l’oceano per l’ultima volta. A complicare la situazione, il forfait del buon Salvatore trattenuto da altri impegni. Ci ritroviamo noi due, da soli, a Praia de Santa Monica, a fronteggiare i grandi predatori. Seguendo i consigli della guida ci procuriamo subito le esche. Oso, visto che il vento è di spalle, e gonfio due palloncini, finale dello 0,80 di circa 1,4 metri e cm 20-30 di cavetto d’acciaio da 90-100 libbre. Con un lancetto adagio l’esca in mare che i palloncini trasportano a circa 200 metri da riva. Così inizia l’attesa per lo strike. Intanto Lorenzo spiaggia un’altra lampuga e vari pesci. Finalmente, dopo un’ora d’attesa, notiamo una mangianza vicino ai palloncini, un numero indecifrabile di piccoli pesci che saltavano impazziti e pochi secondi dopo… sbam! La frizione inizia a cantare, merito di una lampuga di quasi 12 chili! Purtroppo dei maxi squali neanche l’ombra. Il tramonto si avvicina e alle 17:00 la canna di Lori si piega e esegue una fuga impressionante. Il pesce si sposta lateralmente. Lo seguiamo per chilometri, dandoci ogni tanto il cambio perché le forze, iniziano a scarseggiare. Dei ragazzi, anche loro in spiaggia a pesca, ci supportano e alla fine spiaggiamo uno squalo, un metro e mezzo di muscoli. Lo slamo, con molta attenzione, grazie ai particolari ami che si usano qui, i quali permettono di liberare il pesce velocemente e dopo alcune foto, euforici al massimo, lo liberiamo.

Ma la serata ha ancora in serbo un’ultima sorpresa. Mentre smontiamo, vediamo sull’ultima canna una partenza assurda. Ferro e la storia si ripete: fatica, un’altra lunga camminata, turno con Lorenzo e infine la cattura di un esemplare ancor più maestoso. Alle foto di rito segue la liberazione della preda. La giornata si conclude in bellezza, abbiamo raggiunto il nostro sogno, la cattura di uno squalo di taglia. Il taxi ci riporta al campo base, stremati ma felici. Un bellissimo modo per salutare Capo Verde, il suo mare, i colori e i profumi di queste isole selvagge e bellissime. Il giorno seguente, nel pomeriggio, un volo diretto ci ha riportati a Roma. Con Lorenzo ci ripetiamo spesso che questa è un’esperienza che ci porteremo sempre dentro e probabilmente, tempo e lavoro permettendo, la rifaremo.
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