Giovane, figlio d’arte. Un predestinato che non ama incensarsi ma preferisce puntare su obiettivi concreti, reali. A Davide Mazzarri manca solo un titolo, non per sè ma per la sua famiglia.
foto in alto: Davide, in caccia nella prateria a posidonia, infilza una bella corvina.
Scorrendo le pagine di garesub.it, scopro un giovane subacqueo a me sconosciuto ma con un nome altisonante, Davide Mazzarri. Il collegamento al grande Renzo, per molti il Campione, è immediato. E così scopro che si tratta del nipote, figlio di Nilo, anche lui grande agonista con un titolo italiano sulle spalle. Vivere all’Elba, dove è nato nell’aprile del 1999, impone già un obbligo: imparare a nuotare ancor prima di camminare! E Davide non si sottrae alla regola, del resto prima di lui l’hanno fatto lo zio e il padre. Favorito dal clima il giovanissimo e futuro agonista della pescasub, corre in spiaggia tutti i giorni e tra i sassi e gli scogli di Margidore, approfitta della bassa marea per raccogliere granchietti nelle pozze d’acqua rimaste.

Poi a 16 anni? A 16 anni, mio babbo, atleta Omer, mi regala la mia prima attrezzatura per la pesca subacquea: maschera, pinne, muta e fucile. Io non sta- vo nella pelle, ero felicissimo e soprattutto sempre in mare. Ma mia mamma frenava, cercava di contenere questo entusiasmo… cercava, appunto. Del resto dalla mia avevo il babbo, lo zio e pure i loro amici.
Poi arrivò l’agonismo? Diciamo che vestita la prima muta mi iscrissi al club Teseo Tesei, qui a Portoferraio. Esordii due anni dopo a Cecina, la mia prima gara selettiva. Non fu un grande successo. Presi solo due o tre pesci, ma era abbastanza. L’obiettivo era non fare cappotto.
La prima soddisfazione? A Cecina, nel 2018. Partecipavo al Campionato italiano a squadre con un team “tutto in famiglia”, puoi capire, vero? Renzo, Nilo e io. Scovai un sarago in un anfratto che alla mia vista scappava attraverso un’apertura che si apriva dalla parte opposta della roccia. Insomma non mi dava il tempo di sparare. Dopo un po’ di girotondo e svariati tuffi a 22 metri, trovai la soluzione. Mi feci dare un altro fucile, lo piazzai in un’apertura della roccia e lo aspettai all’altra uscita. Così lo fregai! Con tanta soddisfazione e tanti complimenti da parte dei miei compagni. Per la cronaca, arrivammo secondi.

Poi sei andato avanti? Sì, nel 2020, l’anno dopo il Covid, mi qualificai in seconda categoria. La gara si svolse a Terrasini, in Sicilia, a fine settembre 2021. Mio padre non poteva accompagnarmi, così Renzo mi fece da barcaiolo, anche se non conosceva il campo gara. Partimmo una decina di giorni prima per fare confidenza con l’ambiente e esplorare il fondo, ma le cose non filarono lisce. Il tempo era ottimo. Sole e mare calmo, ma di pesci… poche tracce. Inoltre si ruppe la timoneria del gommone e anche l’automobile andò in panne. Insomma, nonostante l’ambiente fosse molto simile a quello di casa, nella prima giornata di gara, rinfrescata solo da un po’ di vento, presi un tordo e basta. Il giorno successivo mi sentivo in forma e non ero turbato dalla prestazione scadente dell’esordio. Entrai in acqua con molta grinta. Sentivo che avrei potuto far bene. E infatti, frugando anche in aree escluse dalla preparazione, presi 4 pesci di 4 specie diverse. Chiusi il campionato in diciannovesima posizione e per l’assoluto ne passavano 20. Quindi l’anno successivo (2022) mi ritrovai nuovamente in Sicilia a Bonagia, nel trapanese, più a occidente di Terrasini. Anche stavolta partii una decina di giorni prima, con un amico barcaiolo. Trovai un bellissimo tempo, sole e mare calmo. E finalmente pesci: corvine, saraghi, tordi, capponi… Era la prima volta che mi trovavo fianco a fianco con i grandi campioni, gli atleti da copertina che ho sempre ammirato. Aperta la tenzone, al primo tuffo sparai subito i due capponi segnati in preparazione. Poi sparai ancora e sul finire ritornai in casa dei capponi dove ne scovai un altro. Chiusi con 6 pesci. Purtroppo la seconda frazione di gara andò diversamente. Cambiarono le condizioni e dovetti, obtorto collo, razzolare in aree non prepartate. Nella classifica finale scivolai al 22 posto. Però fu un campionato soddisfacente per un insieme di cose. Ad esempio pescai vicinissimo a Riolo, un personaggio che seguivo ossequioso e che mi ispirava tantissimo perché pur non essendo un profondista riusciva sempre a dire la sua con fantasia.


Una bella cernia bruna pescata sui fondali dell’isola d’Elba. Il dentice, un pesce che normalmente Davide pesca all’aspetto, ma la sua tecnica preferita rimane senz’altro la tana.
Quale atleta vedi bene oggi? Puretti e De Mola. Del resto hanno dimostrato coi fatti di essere due grandi. Tra loro vedo solo sottili differenze. De Mola è bravissimo nel profondo ma pensavo avesse lacune in acqua bassa e sporca, ma il mondiale ultimo mi ha smentito.
Un posto che ti affascina? La mia destinazione preferita è la Sardegna. Per quello che vedo e sento, soprattutto per la quantità di pesci rimasti. In ambito mondiale mi piacerebbe pescare un'ombrina boccadoro (Argyrosomus regius), quindi direi Spagna meridionale e Tunisia. Nel mio piccolo ho pescato grandi predatori, ma il boccadoro mi manca.
Un episodio che ricorderai? Fortunatamente non ho mai avuto problemi ma da giovane a 16 anni a pesca con mio padre… C’era un po’ di mare mosso. Avevamo un solo pallone. A un certo punto mio padre mi mollò il pallone e andò a pescare da un’altra parte distante solo pochi metri. Mi disse: un minuto! Ma dopo “un quarto d’ora” non era ancora tornato. Di fatto, lui pescava accanto a me e non lo vedevo solo da pochi minuti. Il mare mosso mi fece perdere la cognizione del tempo e dello spazio. Comunque, per me, sono stati i “15 minuti” più lunghi della mia vita.

Qualcosa di divertente? Sì, durante una pescata con un amico. Indugiava nel solito posto da 10 minuti. Era in una zona che non conoscevo perché completamente ricoperta di posidonia. Mi avvicinai e vidi degli spacchi con corvine. Per non disturbarlo mi allontanai, ma evidentemente la vegetazione lo trasse in inganno e stanco di cercare si allontanò. Così pensai bene di fare un tentativo e misi in carniere tre pesci, poi nascosti a bordo. Al rientro, in navigazione, glieli mostrai, ma il resto non posso dirlo.
Hai una tecnica preferita? Ho sempre amato il razzolo, scorrere sul medio e basso fondo. Posso pescare anche sulla fascia dei 35-40 metri, ma non sono quelle le mie quote operative. Qualcosa insiste per non spingere oltre.
Sei sponsorizzato Sigal, perché questa casa? Perché punta sui giovani ed è una filosofia che condivido appieno.

Cosa pensi del mare? Secondo mio babbo e i pescatori più maturi non c’è più niente e nonostante la mia più limitata esperienza, lo credo anch’io. Per contro, segnaliamo la presenza di nuove specie, vedi cernia bianca, papagallo, balestra, barracuda, enormi trombetta e serra. Il mare sta cambiando e sono sempre più convinto che per ridargli vigore siano necessarie tante piccole aree di tutela biologica integrale.
L’essere Mazzarri? Fino a qualche anno fa sentivo il peso, una responsabilità “regalata”. Per fortuna ho preso coscienza di me e sto costruendo il mio percorso dove l’importante è godermi il mio mare. Sono orgoglioso della mia storia e coltivo la speranza di vincere un campionato italiano assoluto. l’unico titolo che manca nel palmares della mia famiglia.
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