Cernie nei Vulcani

Una vita trascorsa tra nuoto agonistico e pesca sportiva gli ha insegnato a leggere l’acqua come un libro aperto. Osservando le abitudini delle cernie nelle rocce sommerse, ha sviluppato la sua tecnica di spinning da riva, a Fuerteventura.

foto sopra (di Monica Spitoni): l’autore, titolare del Fuerteventura Fishing, con una cernia delle isole di oltre un chilo appena pescata grazie a uno shot minnow. Sotto: frequente situazione di pesca nell’oceano, con onde insidiose e equilibrio precario.

Vi racconto un’entusiasmante sessione di pesca di un tardo pomeriggio d'autunno: la mia ora d'oro. Mi trovo nel cruciale momento del cambio di marea, preparandomi ad affrontare un passaggio in acqua a piedi. Il mio zaino impermeabile è ben saldo; la fidata canna 25-70 grammi è il mio strumento. So di avere una finestra stretta, tesissima, solo due ore! Poi lo scoglio verrà sommerso. L'obiettivo è chiaro e netto: devo centrare il successo immediatamente! Innesco uno shad verde slavato e lancio l'esca con precisione, proprio sopra una notevole spaccatura nelle rocce. Recupero a media velocità e sento il colpo. Secco, violento: allamata! Cernia! Libero il giovane esemplare e rilancio nello stesso punto. La caccia è in pieno fervore, e in pochi lanci porto a guadino diverse catture. L'adrenalina è alle stelle, ma non è ancora finita. Poi... arriva la botta che cambia tutto. Un colpo di una forza inaudita piega la canna al limite. Pompo con tutte le forze per strapparla dal fondo, ma lei è inchiodata, una resistenza che rende vano ogni tentativo di recupero. "Nooo!". Mollo completamente il filo in bando. Un gesto estremo e lei... lei si libera. Un sospiro di sollievo, ma subito s’incaglia di nuovo. Stessa manovra d'emergenza, e per la seconda volta, la fortuna premia il mio ardire. Ricomincio il recupero con il cuore che accelera all’impazzata. Finalmente la vedo! È lì, bellissima! Il risultato del mio impegno che sgalla in superficie. Una cernia di notevole dimensione. Mi tolgo lo zaino e mi precipito in acqua tra gli schizzi delle onde. Ce l'ho! La tengo un istante, ammirandola, con la soddisfazione che solo una conquista così difficile può dare, e poi la restituisco al suo elemento. Che magnifica emozione. In circa un'ora e mezzo di pesca intensa porto a riva ben otto cernie di varie dimensioni, dai 600 grammi a tre chili. Questa esperienza è esattamente la realizzazione di ciò che avevo previsto: il perfetto connubio tra audace avventura, ferrea determinazione e chirurgica osservazione.

Frequente situazione di pesca nell’oceano, con onde insidiose e equilibrio precario.

Preparazione - Prima di immergermi nei dettagli, una nota cruciale: per pescare a Fuerteventura, nell’Arcipelago delle Canarie, è necessaria la Licenza di pesca marítima de recreo (Terza classe, circa 16 euro per tre anni), da richiedere all'ufficio di pesca locale. Un passaggio burocratico essenziale per garantire protezione all’ambiente.

L’autore con due cernie brune (sopra e sotto) pescate con jerk e shad.

L’intuizione - La cernia è un predatore da agguato, stanziale, che aspetta pazientemente nel suo rifugio roccioso. Durante alcune immersioni nelle baie, ho notato un particolare fondamentale: al tramonto, le cernie escono "a missile" per cacciare le Thalassoma, piccoli labridi variopinti che popolano queste acque, anche su fondali bassissimi, 1-3 metri. Da qui l’illuminante intuizione: bisogna pescare in fondali bassi, sfruttando il cambio di marea per avvicinarsi alle buche sommerse. Quando le scogliere alte sono impraticabili, io gioco d'astuzia nelle grandi baie vulcaniche. Qui, la velocità è tutto: devo recuperare l'artificiale nel momento esatto in cui tocca l'acqua, con pochissimi secondi per evitare il micidiale incaglio.

Tecnica - La mia attrezzatura è uno scudo di fronte a pesci dall'abboccata potente. Uso due set up con mulinelli da 5000: una canna da 15-50 grammi per due metri e cinquanta e una più robusta fino a 70 grammi, lunga m 2,70. La tenuta del fondo della cernia trasforma ogni recupero in una sfida all’ultimo giro di manovella! La mia è una pesca prettamente reattiva, caratterizzata da un recupero sostenuto; l'esca, infatti, deve nuotare costantemente a filo scoglio per stimolare l'istinto predatorio. Per questo, l’esca vincente è il jerk con affondamento minimo (m 0,5-0,8) o lo shad con code pronunciate, ma dico no al top water. Quando i reef migliori sono troppo lontani dalla riva, entra in gioco il jig: slow jig da 40-50 grammi, che lancio a distanza siderale con una canna potente e li recupero velocemente con jiggate energiche. I colori che fanno impazzire le cernie selvatiche sono il rosa e il verde. È buona norma recuperare con la canna alta, forzando il pesce per tenerlo staccato dal fondo fin dall'abboccata. E in caso di incaglio? Anzitutto nervi saldi: io mollo completamente la tensione della treccia e attendo che il pesce si muova da solo, per poi riprendere il recupero energicamente. Ricorda: la cattura dipende dal ragionamento, non dalla forza bruta.

Luca con una island grouper (Mycteroperca fusca) dal corpo scuro con varie macchie più chiare.

Ocean fishing - Se cercate un ottimo periodo per la cattura di cernie dalla riva, concentratevi sui mesi di ottobre e novembre. Le giornate non troppo ventose permettono anche di entrare in acqua. Affrontare lo spinning in ambiente oceanico esige però preparazione. Per me, questa non è una pesca per relax, ma per chi ha lo spirito del pescatore selvaggio. Bisogna leggere costantemente il mare e monitorare le onde, il pericolo più grande. Le catture significative, raramente si verificano in spot facili. I miei must per la sicurezza sono: scarponcini di alta qualità per il grip, calzari in neoprene, uno zaino impermeabile e i guanti (obbligatori). Chiudo con un appello: le cernie hanno una crescita lentissima. Per questo, io pratico il Catch & Release integrale. Rispettiamole, in particolare gli esemplari più giovani, per garantire il futuro della specie e di questa pesca sensazionale. Il valore di una sessione di pesca non si misura dalla quantità di pesce dentro il sacco, ma dal rispetto per la risorsa e dalla purezza del combattimento. E se trovate rifiuti, vi prego di raccoglieteli. Alla prossima, pescatori!