Caccia Grossa

La traina col vivo è una tecnica costiera da praticare sulle secche e sulle cigliate rocciose, ma su batimetriche più profonde si può insidiare i grandi pelagici del Mediterraneo, come il tonno.

foto sopra: Il tonno è da sempre l’avversario più impegnativo che si possa incontrare nel Mediterraneo, insidiarlo a traina col vivo aumenta di gran lunga le emozioni che può regalare e ben lo sa Salvatore che stringe a sé un magnifico esemplare.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria invasione di tonni intermedi, che, alla luce dei fatti, sembrano divenuti stanziali. Questa presenza massiccia ha dato vita a nuove idee, soprattutto grazie ai continui attacchi di questi pesci sulle esche vive trainate a mezz’acqua. Che il tonno abboccasse occasionalmente alle esche vive, soprattutto se trainate a mezz’acqua per le ricciole, non è certo una novità. Nelle ultime stagioni i tonni abboccano spessissimo alle esche vive, sbobinando i piccoli mulinelli usati per la traina con il vivo o ingaggiando combattimenti al limite di tenuta dell’attrezzatura. Con questi presupposti si è sviluppata una tecnica che unisce il fascino della traina con il vivo, all’emozione di confrontarsi con un grosso pelagico, abbinando i due elementi più significativi della pesca nelle nostre acque.

L’attrezzatura - Gli effetti dell’abboccata di un tonno o di un grosso spada su un’attrezzatura leggera da traina con il vivo, sono sempre poco piacevoli. In genere si ha il multifibre in bobina, che con la sua rigidità stenta a stancare un pesce tenace come il tonno, inoltre le canne da vivo, leggere e flessibili, poco si prestano a sollevare il pesce quando s’impunta sotto la barca e per finire, terminali e girelle risultano spesso sotto dimensionati. Ciò non toglie che moltissimi grossi pesci sono stati combattuti e portati a bordo anche con attrezzature leggere, ma per impostare una battuta a traina col vivo mirata a questi pesci, bisogna rivedere tutto il complesso pescante. In base alle informazioni sulla taglia dei tonni in zona, si può scegliere tra canne da 20-30 o 30-50 libbre, le prime abbinate a lenze da 30-40 libbre, le seconde con lenza da 50. Conviene orientarsi su stand-up corte (max cm 190), più adatte come azione a pompare grossi pesci in verticale. La scelta dei mulinelli è quasi obbligata su prodotti di altissima qualità, dimensionati alle canne e preferibilmente doppia velocità. Anche le canne acide abbinate a mulinelli piccoli e potenti imbobinati con trecciato da 65-80 libbre, possono essere una valida e divertente alternativa. Generalmente si usano terminali da 0,70-0,80 lunghi circa 10 metri e collegati alla lenza in bobina con nodo PR. A questo si lega una girella piccola, ma con carico di rottura di almeno 150 libbre e 2 metri di fluorcarbon 0,70 al quale sarà fissato l’amo singolo o doppio.  

Le esche gradite ai grandi pelagici sono le più disparate, ma bisogna ragionare in termini della mangianza presente in zona e alla resistenza all’innesco. In genere pescando su fondali di fango, su batimetriche tra i m 80 e 100, sugherelli, piccole palamite, lanzardi e sgombri sono le esche più indicate. 

Esche ed inneschi - L’innesco classico per la traina al tonno prevede l’uso di un amo singolo: circle o J a seconda delle preferenze personali. Le esche gradite ai grandi pelagici sono le più disparate, ma bisogna ragionare in termini della mangianza presen-te in zona e alla resistenza all’innesco. In genere pescando su fondali di fango, su batimetriche tra gli 80 e i 100 metri, sugherelli, piccole palamite, sgombri e lanzardi sono le esche più indicate. Spesso anche il cefalo di buone dimensioni, specialmente su fondali limitrofi a grandi porti o foci di fiumi importanti, può essere vincente. Pescando in prossimità di secche e fondali rocciosi, il calamaro è sempre un’esca validissima, ma in mancanza del cefalopode si possono innescare anche occhiate e lecce stella. Pescando in mare aperto sulle mangianze si possono innescare piccoli tunnidi catturati in loco, anche se in questo caso l’innesco va eseguito appena catturata l’esca. Le alacce sono esche eccellenti, purtroppo durano pochissimo innescate vive e quindi sono da prendere in considerazione soltanto se innescate dove si vedono i tonni saltare.

L’autore, impassibile, aspetta che il tonno rallenti la corsa prima di far lavorare canna, gambe, busto e braccia.

L’azione di pesca - La traina con il vivo ai pelagici va razionalizzata coprendo con le esche la fascia d’acqua che va dai 10 ai 40-50 metri di profondità. In genere è questa la porzione di mare in cui questi predatori cacciano. Per la scelta dei fondali bisogna prendere in esame sia quelli limitrofi alle secche, specialmente se scendono a profondità di ol-tre 100 metri, che quelli classici dove si pratica il drifting. In relazione al drifting c’è da dire una cosa molto importante. Se si decide di trainare in mezzo alle barche che pasturano bisogna considerare in primis che “levare“ un tonno a chi pastura da ore è un’azione molto scorretta, in secundis che i pesci impegnati a seguire la scia di sarde, difficilmente decidono di attaccare un’esca viva, quindi tale pratica è da prendere in considerazione soltanto se si pesca al di fuori del raggio d’azione della pastura, senza dar fastidio alle barche in pesca. In genere l’assetto standard prevede un’esca affondata con piombi frazionati e un’altra con piombo singolo.

Calate le esche e sistemate distanze e piombature, si regola il freno a un valore massimo del 50-60% e un valore intermedio sul 20-30% del carico di rottura della lenza. In pesca si pone la leva della frizione appena sopra il free-spool, un’ottima soluzione è quella di fermare le lenza con delle pinze di sgancio che le tengono in tensione. Il valore intermedio (20-30%) sarà il punto su cui portare la leva al momento della ferrata, mentre il valore massimo (50-60%) si raggiunge quan-do il pesce ha terminato le sue fughe e si è piantato sulla verticale della barca. La pesca si effettua a velocità variabile tra 1,5 e 2,5 nodi, a seconda dell’esca utilizzata e a quanto questa sopporti la velocità di traina. La strada da far percorrere alle esche deve essere circolare con larghissime virate fuori dalle secche o in linea retta lungo le batimetriche su cui di solito camminano e cacciano i grandi pelagici. Pescando invece su batimetriche senza la presenza di secche si procede dritti effettuando qualche virata di tanto in tanto per far affondare le esche.

Grazie alle leggi introdotte dall’ICCAT sua maestà il tonno rosso è tornato a coprire il suo ruolo dominante nella catena alimentare del nostro mare.