Big Game in Kayak

Portare a bordo un tonno di 80 chili su un comune fisherman che dispone di una struttura stabile è già abbastanza difficile. Immaginate fare lo stesso su un kayak. È senza alcun dubbio un’impresa... epica.

 Se posso descrivere con un aggettivo questa battuta di pesca direi… epica! Non era programmata, ma a dir la verità non è stata neanche del tutto casuale. Nel senso che una canna a galla con un sugarello XXL, in pieno giugno, non si mette per caso. Quest’avventura si è consumata di sabato, ma è iniziata qualche giorno prima, mentre preparavo l’attrezzatura: piombi, muli, minuteria... c’era tutto! Ero pronto con tre giorni d’anticipo, come sempre. L’ultima cosa che faccio sono i terminali. Ne preparo vari, dallo 0,50 per le giornate serene, allo 0,65 per quelle dove l’acqua è più torbida, tutti col doppio amo, un classico pescante più il trainante scorrevole, dimensioni dell’amo 5/0 e passa la paura. E siccome noi pescatori siamo degli inguaribili ottimisti, prendo dal cassetto dei fili lo 0,80, un pacco di circle 8/0 e realizzo 3 terminali pesanti, tre terminali monoamo con nodo Albarella, il mio preferito, serrato talmente bene che decido di fargli una foto e mandarlaal  mio socio, scrivendo: quest’anno lo faccio gigante.

Allamare un tonno e portare a termine il combattimento è una vera impresa, impossibile se i nodi non sono fatti a regola d’arte.

È sabato mattina, la sveglia suona prestissimo. Arrivo sullo spot che sono le 5:00. È un’alba di metà giugno, fresca, ma senza un filo di vento. Sono solo nel mare del sud-ovest. Mentre preparo il kayak penso a come impostare la battuta. Studio la corrente perché cerco sempre di avere il vento a favore durante il rientro. Quindi imposto la rotta controcorrente. Intanto arrivano sullo spot altri due kayak. La cosa mi solleva. Avere qualcuno vicino mi dà sempre quella carica in più, e per giunta sono due amici, anzi tre, perché un kayak è un tandem. Sintonizziamo subito le radio, ci scambiamo due battute. Le solite cazzate che escono solo alle 5 del mattino, e si va dritti a fare esche! Nel giro di mezz’ora la vasca del vivo straripa di menole e sugarelli, tutti di taglia generosa. Non capita spesso di fare subito il pieno e soprattutto così, di varie specie e dimensioni.

Mi trovavo su una batimetrica di 58 metri, diretto verso una secca che non avevo mai esplorato fino ad allora, quando sull’ecoscandaglio inizio a marcare i primi pesci. Niente di più chiaro! Sullo schermo dello strumento c’era una macchia rossa che si estendeva dal fondo fino alla superficie e attorno ad essa archi, lunghissimi, a mezz’acqua. Sono loro! Non esito un attimo. Prendo il sugarello più grande che ho e lo innesco alla vecchia maniera.

Pochi fronzoli, amo nei fori nasali e via. Filo 30 metri di trecciato a poppa del kayak. Dopo pochi secondi, neanche il tempo di mettere la canna sul reggi canne, che il sugarello inizia ad agitarsi. Sento le testate forti dei suoi vani tentativi di fuga e penso: non la metto la canna nel portacanne, ora parte, ora parte… Il tempo di pensarlo e una sgallata alle mie spalle rompe il silenzio, è lui! È salito a mangiarsi l’esca. Con la coda dell’occhio sono riuscito a vedere gli ultimi schizzi d’acqua di quello che è stato un attacco, rapido, deciso e violento del re del mare.

Stringo la canna con forza. So che da un momento all’altro inizierà il combattimento più bello della mia vita: io sul mio vecchio Revo13 e il grande pelagico. La frizione è aperta al limite dello slittamento, sono pronto!

L’autore con la canna in piega trascinato dal “treno” verso l’orizzonte. Il mezzo è piccolo e leggero ma è bravo Franco a conservare stabilità e concentrazione.

Parte. La prima fuga quasi mi strappa la canna dalle mani. Mi prende subito tanto filo. Con voce tremolante avverto i miei amici che ho incannato un treno. C’è confusione, siamo lontani. Il segnale è debole ma riesco a farmi capire. Intanto mi metto in scia e mi lascio trasportare verso l’orizzonte. Penso che non ci sia sensazione più bella! La prima fuga mi porta via un centinaio di metri di filo. La cosa mi agita. Chiudo un po’ la frizione e inizio a pomparlo. È fortissimo, non ne vuole sapere di cedere centimetri. Dopo ogni metro che riesco a guadagnare lui se ne riprende 10, 20, non lo so. Sta di fatto che dopo un paio di fughe la bobina era sempre più vuota. Il filo che usciva era nuovo. Si vedeva che non aveva mai toccato acqua. Stava vincendo lui! La prima ora passa così, con lui che mi trascina per il golfo e io che cerco di recuperare filo, in qualche modo ci riesco! Intanto arrivano a darmi sostegno i due amici sul tandem, che forse non riuscirò mai a ringraziare abbastanza per il prezioso aiuto. Senza di loro sarebbe stata l’ennesima storia di un pesce perso, come se ne sentono tante… Il solo fatto di avere qualcuno vicino mi ha dato un po’ di energia, che in quel momento stava cominciando a mancare. Cambio braccio più volte, il sinistro ormai sta mollando, uso il bordo del kayak per poggiare il fusto della canna. Rischio di rovesciarmi più volte e intanto lui è ancora pieno di forze, non molla! Mi fa fare due miglia a una velocità di 3-4 nodi, incredibile! Finché a un certo punto inizia a venirmi incontro, quasi pensavo di averlo perso! Recupero tanto filo, tantissimo. Quando sente un po’ di resistenza però si ferma, si inchioda! Poi riprende a nuotare verso me… In quel momento pensavo di averlo stancato, è fritto, pensavo. È proprio lì che ho quasi per-so le speranze. Dopo aver recuperato almeno 200 metri  buoni di filo si ferma. Metto in tensione la canna, la frizione è quasi in full drag e fa una partenza lunghissima, non so quanti metri si è ripreso, pazzesco. Non so più cosa fare. Se chiudo tutto mi porta in acqua. Dopo quasi due ore di combattimento, lo metto alla picca.

Un’immagine che scattata da un kayak magnifica l’eccezionalità della cattura.

Lo vedo sul plotter dell’eco. Piano piano riesco a staccarlo dal fondo e finalmente tra gli anelli del-la canna vedo passare il preterminale, 25 metri di 0,65. Ce l’ho sotto. Siamo sfiniti entrambi. Io non riesco più a pompare, lui rimane inchiodato cinque minuti buoni a 25 metri da me, lo vedo! Vedo la sagoma argentata sotto di me, è enorme! Questo è l’attimo che mi è rimasto più impresso, la sua sagoma nel blu, che girava attorno al kayak. Rimango incantato qualche secondo. Non ho più forze. Non sono più lucido, con l’ultimo briciolo di razionalità che mi è rimasta passo la canna al mio amico che in pochi minuti lo salpa. Vederlo fuori dall’acqua sembra un’immagine fuori dalla realtà. Sono in un’altra dimensione. Realizzo di averlo catturato soltanto la sera, a casa... sul divano.

Franco, passata la tensione del combattimento, posa a terra con l’incredibile preda della giornata, un tonno rosso di 80 chili.