A dispetto dell’opinione comune, spesso è possibile aspirare a un bass importante, anche nella stagione meno indicata, anche con temperature sconsigliate, anche in piccoli bacini.
foto in alto: l’autore, sorridente e soddisfatto per la bella cattura: un bel bass pronto a rientrare nel suo ambiente dopo essersi prestato per un foto ricordo.
È opinione diffusa che il black bass dia il meglio di sé con temperature medio alte, con attacchi al fulmicotone che aprono l’acqua sotto un popper o un Wtd, con rapidi strike tra i rami di un tronco affondato inseguendo vermoni e shad montati a Texas o con aspirate decise e millimetriche su jig fatti danzare sulle punte rocciose profonde, soprattutto quando le temperature superficiali salgono e consigliano ai nostri pesci di rimanere in acque più fresche e con minori escursioni termiche. Le cose invece si complicano quando le temperature esterne crollano, con l’arrivo delle prime perturbazioni fredde di fine novembre, che annunciano il passaggio, almeno meteorologico, dalla stagione autunnale all’inverno. Si sa, il bass è “lunatico” per sua natura, e pertanto risulta improbo provare a stilare delle regole o, meglio, dei modus operandi che siano trasversali alle acque, per lo meno, della nostra Penisola. Differenze nella latitudine, nell’altitudine e nell’esposizione degli specchi d’acqua dove vogliamo pescare forniscono al nostro Centrarchide statunitense “imprinting” differenti negli orari di ricerca delle sue prede e nella profondità di stazionamento per l’agguato con la tecnica “sit & wait”. Di sicuro però esiste un tipo di spot, quello rappresentato dai mini laghetti, di origine naturale o meno, in cui è più facile leggere le acque (per lo meno per l’estensione ridotta) e che spesso, durante i mesi più freddi, possono regalarci belle sorprese in termini di numero e dimensioni delle catture.

Non solo, proprio le dimensioni “a misura d’uomo” ci permettono di fare delle brevi sessioni, magari direttamente da terra, manna dal cielo quando il tempo è tiranno, o quando abbiamo giusto voglia di fare i classici “due lanci” prima di tornare al calduccio di casa e riordinare le idee - e l’attrezzatura “pesante” - per prepararci al meglio al ritorno della stagione canonica per insidiare i bass, cioè la primavera. Dal punto di vista ecologico, tali piccoli specchi lacustri sono spesso caratterizzati da acque medio basse: questo rappresenta un piccolo vantaggio nelle fredde giornate a cavallo tra autunno e inverno, poiché riescono a scaldare rapidamente in assenza di vento e copertura nuvolosa. Nonostante le sue stra- vaganze, il bass, che in quanto pesce è un animale eterotermo (o “a sangue freddo” che dir si voglia) approfitta di queste belle giornate per alimentarsi, in vista dei numericamente non preventivabili giorni di magra. Altro punto a favore di questi mini laghi: essi subiscono solo un limitato cambiamento del livello delle acque e spesso le loro rive sono bordate da piante palustri (canne, tife, etc.) che rappresentano uno spot di aggregazione delle principali prede del bass nella stagione fredda, e cioè anuri di varie specie (rane, raganelle, rospi) e pesci che si nascondono tra gli steli, tra cui piccoli ciprinidi, gambusie, giovani bass (in mancanza di altro il bass applica il cannibalismo, homo homini lupus).

Da non dimenticare, purtroppo, della sempre più diffusa presenza del gambero della Louisiana (Procambarus clarkii), aragosta per i bass. Tutto questo pullulare di cibo in un’estensione concentrata fornisce il pabulum per tutte le classi di taglia dei bass e, soprattutto, consente ad alcuni di loro di raggiungere dimensioni notevoli, alle volte inversamente proporzionali alle dimensioni del laghetto! Tutto quanto elencato in precedenza aiuta il pescatore che decide di passare qualche ora al basso sole del tardo autunno, ma anche ad altrettanto basse temperature, nello sfidare la dea bendata nel tentativo di portare a casa (in senso metaforico, visto che applichiamo sempre il C&R) un big bass nei mesi a cavallo tra autunno e inverno. Nella mia non enorme esperienza, basata più sulla conoscenza dei pesci e del loro comportamento piuttosto che sulla pratica - per questioni lavorative, pesco molto meno di quanto vorrei! - due tipologie di esche rendono al meglio nelle condizioni menzionate. Quando il sole è “caldo” e Eolo ci dà tregua, nelle ore centrali della giornata rendono bene i crank (non troppo grandi, intorno ai cm 6, il colore sceglietelo voi!), meglio i deep, lanciati vicino alle sponde, potendo scegliere quelle un po’ ripide, o in vicinanza dei canneti. Io aspetto un po’ a recuperare, infatti se il bass è attivo, cosa possibile in acque superficiali che si sono scaldate rapidamente per via dell’irraggiamento solare, si lancia immediatamente sul crank rompendo fragorosamente la superficie dell’acqua e ricordandoci emozioni che ci riportano alla primavera. Più spesso capita che il bass, sebbene presente, abbia bisogno di essere destato dall’apatia, dovuta alla colonnina del termometro bassa, con alcuni recuperi che facciano scendere rapidamente sul fondo il crank.

Anche in questo caso l’abboccata è decisa, avvenendo quasi sempre entro le prime due-tre jerkate. Se mi accorgo che i bass non sono vicini alle sponde o se la giornata è poco soleggiata o più ventilata passo a un gruppo di artificiali che adoro (lo ammetto, vado matto per le soft bait): i jig, non troppo pesanti, intorno a 3-8 once, corredati da un trailer che imiti qualcosa realmente presente nel laghetto: io solitamente utilizzo creature che ricordano più o meno vagamente un gambero. Si sondano, con tanta pazienza, le acque più profonde, alla ricerca di “contatti” con rocce, piccole sassaie, tronchi o piante acquatiche, e si sta pronti a percepire l’”aspirata” (termine poco scientifico ma che rende bene l’idea di cosa sta accadendo sotto la superficie), di un bass lento ma non troppo, in cerca di una preda proteica facile facile e di generose dimensioni. In questo caso, sempre relativamente alla mia esperienza, l’attacco deve essere stimolato con saltelli del jig e pause lunghe, cercando di far rimanere l’imitazione in un raggio ridotto: se il bass c’è, non si sposterà più di tanto, ma se il bass c’è ed è attivo, attaccherà, sempre molto delicatamente, il jig. La parte peculiare di questa pesca è, come ho accennato, che può essere definita con un termine dell’alta moda, prêt-à-porter. Basta portare con sé una canna (io opto per massimo 1 oncia), spinning o casting è una questione di gusti più che di necessità reale in questo caso, una manciata di artificiali, una line leggera; pescando da riva io preferisco un trecciato 0,18, che mi consente di raggiungere facilmente anche la sponda opposta, che tiene bene in caso di big, e che mi aiuta a riportare nella cassetta delle esche il crank quando un lancio maldestro me lo posa direttamente tra le tife. Abbigliamento caldo, un panino (o una “panada”), una bibita e tanto relax completano la nostra mini uscita di pesca nel mini-laghetto cercando il maxi bass, non si sa mai.

Pipette mouth - Uno dei tanti nomi gergali con cui ci riferiamo al Micropterus salmoides è “boccalone”, poiché presenta delle fauci di dimensioni generose e una testa che è quasi 1/3 della lunghezza del corpo. Nel testo ho diverse volte usato il termine di “aspirazione” per indicare in maniera colloquiale, il modo con cui il black bass, ma anche altri pesci Teleostei, si nutrono. In termini scientifici, il modo di alimentarsi di questi pesci prende il nome di “pipette feeding”, ed è dovuto alla capacità di protrudere le ossa mascellari superiori durante l'alimentazione. La protrusione delle ossa della bocca crea un rapido flusso d'acqua, che trasporta il cibo direttamente nella bocca del pesce. La protrusione crea forti depressioni che possono aspirare nella bocca del bass prede da una distanza fino al 50% della lunghezza della testa del pesce. Motivo per cui i denti del bass sono poco sviluppati, avendo solo il compito di trattenere la preda in bocca prima dell’ingestione.
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